Dal convegno “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare”, il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini lancia un durissimo atto d’accusa contro la governance dell’Unione Europea. Di fronte al rischio recessione e al blocco di Hormuz, il leader degli industriali non usa giri di parole: “Questa miopia spaventa. Forse dobbiamo cambiare chi ci sta”.
Orsini ha descritto una realtà economica che sta già subendo i colpi diretti del conflitto nel Golfo: in Sicilia iniziano a mancare i prodotti sugli scaffali e il settore aereo è in forte sofferenza. “Fare impresa così è veramente complicato”, ha denunciato Orsini.
- Le stime del Centro Studi: * Fine immediata del conflitto: PIL italiano 2026 al +0,5%.
- Guerra di 4 mesi: PIL allo 0% (stagnazione).
- Guerra oltre i 4 mesi: Recessione certa.
- L’interscambio a rischio: Il Golfo vale per l’Italia 32 miliardi di euro di interscambio, con un saldo positivo di 11,3 miliardi. Un’area che l’industria italiana non può permettersi di perdere.
Orsini ha contestato la lentezza di Bruxelles nel rispondere alla crisi: si meraviglia che l’Europa parli ancora di deroghe agli aiuti di Stato invece di affrontare il tema del debito pubblico comune per gestire lo shock energetico.
Con il cambio a 1,16, la competitività delle esportazioni è sotto pressione proprio mentre i costi energetici esplodono. Orsini chiede al governo di mettere a terra immediatamente l’iper-ammortamento per dare una spinta extra agli investimenti che gli imprenditori, terrorizzati dall’instabilità, tengono fermi.
In un videomessaggio inviato allo stesso convegno, la premier Giorgia Meloni ha cercato di infondere fiducia, puntando sull’economia blu come pilastro della politica industriale: l’economia del mare vale l’11,3% del PIL (216 miliardi di fatturato) e dà lavoro a 2,5 milioni di persone.
Meloni ha rivendicato la riforma della governance portuale per superare le frammentazioni e il DDL “Risorsa Mare”. “Quando il Sistema Italia rema compatto non ha rivali. Dobbiamo liberare le potenzialità inespresse anche nella dimensione subacquea”.
Mentre la Premier parla di “visione di sistema” e “marchio dinamico”, la base industriale rappresentata da Orsini è in modalità emergenza. Il contrasto è evidente: il governo punta sulla resilienza a lungo termine del Made in Italy, ma Confindustria avverte che, senza una negoziazione rapida nel Golfo e un cambio di rotta a Bruxelles, la “locomotiva Italia” rischia di fermarsi entro l’estate.