I 27 leader dell’Unione Europea si riuniscono a Bruxelles per un Consiglio europeo cruciale, preceduto dai vertici preparatori dei grandi gruppi tematici (gli “amici della coesione” e il tavolo sulle politiche migratorie). L’avvio del summit è dominato dal sollievo – misto a forte incertezza – per l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran siglato al G7 di Evian, ma l’attenzione si sposta rapidamente su due pilastri strategici: riaprire un canale con Mosca sull’Ucraina e frenare lo strapotere commerciale della Cina.
Il clima nella capitale belga è però reso elettrico dalle durissime dichiarazioni giunte dalla vicina sede della NATO, dove il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha attaccato frontalmente i partner europei.
Lo schiaffo del Pentagono: «Vergognoso negare le basi contro l’Iran»
L’alleanza transatlantica mostra crepe evidenti proprio sul dossier mediorientale. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha definito «vergognosa» la decisione dei governi continentali di negare agli Stati Uniti l’accesso alle basi militari europee per condurre gli attacchi aerei contro l’Iran nelle settimane scorse.
Hegseth ha poi lanciato un severo avvertimento sulla sicurezza marittima, scaricando i costi logistici sugli alleati:
Pete Hegseth: «L’Europa dovrà essere in prima linea nel verificare che l’Iran rispetti gli impegni, in particolare sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. I Paesi europei e asiatici usano quella rotta molto più di quanto facciano gli Stati Uniti».
Il Segretario alla Guerra ha inoltre confermato che entro sei mesi Washington avvierà una radicale revisione della presenza militare americana in Europa, che secondo il New York Times colpirà effettivi, aerei, navi da guerra e sottomarini lanciamissili. Si tratta di uno scenario temuto da Bruxelles: nonostante la presenza di Francia e Regno Unito, l’Europa non ha la capacità tecnico-militare né la volontà politica per sostenere una difesa comune, come dimostrato dal recente fallimento del progetto franco-tedesco per il caccia europeo di sesta generazione, naufragato a causa di rivalità industriali.
Ucraina: canali segreti Ue-Mosca per non essere esclusi dalla pace
Con lo sblocco della crisi iraniana, la guerra in Ucraina torna in cima all’agenda dei 27. Mentre a livello formale l’Ue avvia il negoziato di adesione di Kiev partendo dal primo capitolo sui “principi fondamentali” (Stato di diritto e riforme democratiche), dietro le quinte si muove la diplomazia pesante.
Il Consiglio europeo intende riaffermare che l’Europa deve giocare un ruolo centrale in qualsiasi futura trattativa di pace. Per questo l’ufficio di António Costa ha avviato canali di comunicazione diretti con il Cremlino: una mossa che doveva restare riservata ma che è trapelata sui media, confermando il timore dell’Ue di essere tagliata fuori dai tavoli diplomatici che contano.
La stretta sulla Cina: un deficit record da un miliardo al giorno
L’altro grande dossier economico e geopolitico riguarda le relazioni commerciali con Pechino, giudicate ormai insostenibili. I leader europei intendono presentare un fronte unito per contrastare il peggioramento della bilancia commerciale.
L’anno scorso l’Unione Europea ha registrato il più elevato deficit commerciale della sua storia con la Cina, pari a 360 miliardi di euro. Una cifra impressionante che si traduce nel ritmo geometrico di 1 miliardo di euro di deficit al giorno. L’obiettivo del vertice è studiare contromisure economiche e dazi per tutelare il mercato unico.
La battaglia sui duemila miliardi del bilancio 2028-2034
A fare da sfondo a queste sfide c’è lo scontro frontale sulle risorse finanziarie per il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue (2028-2034). La posta in gioco è una cifra imponente, pari a poco meno di 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti (l’1,2% del Reddito Nazionale Lordo cumulato dei 27 Stati).
I nodi politici al tavolo negoziale:
- I Frugali: I Paesi del Nord Europa chiedono tagli strutturali e rigore, ritenendo la cifra già eccessiva.
- Gli Amici della Coesione: I Paesi dell’Europa meridionale e orientale (tra cui l’Italia) spingono per mantenere alti gli investimenti strutturali.
- Il nodo investimenti: Gran parte dei leader riconosce che, sebbene il bilancio europeo funga da eccezionale moltiplicatore per attrarre capitali privati, la cifra attuale è del tutto insufficiente a coprire le enormi necessità di investimento nella transizione digitale, verde e, soprattutto, nella difesa comune chiesta da Washington.