SALVINI AVVERTE, ‘TUTTI DEVONO CEDERE O SI TORNA AL VOTO’
Oggi giornata clou con il Pd, il centrodestra diviso in due tronconi e M5S. “Speriamo di poter incontrare il prima possibile Lega e Pd per capire quali siano le loro proposte, e per capire con chi si possa iniziare a scrivere questo contratto. Scelgano da che parte stare”, scrive in un post Luigi Di Maio. Dura la replica di Rosato, “Si rivolge al Pd per aumentare il potere contrattuale con la Lega”. Berlusconi sara’ al Colle con i capigruppo di Fi. E avverte Di Maio, no ad accordi con chi pone veti. Grasso (LeU), sostegno a M5s se affronta i nostri temi. Nel Pd Martina ricandidato segretario. Intanto segretario della Lega, Matteo Salvini avverte: “E’ meglio non andare a votare. Ma se tra due mesi siamo ancora qua a dirci le stesse cose e tutti sono sulle stesse posizioni, basta”. E poi: “qualcuno alla fine dovra’ cedere, perche’ se tutti rimangono sulle loro posizioni si va a votare o a giugno o a ottobre, tutti devono cedere, non solo M5s, anche Pd e Forza Italia”.
Sergio Mattarella ascolta, i suoi consiglieri prendono appunti registrando ogni minimo segnale, qualche domanda ai vari esponenti politici che si succedono sulle poltroncine dello studio alla Vetrata, una raccomandazione al senso di responsabilita’ verso il Paese che attende il governo. E non gli sfugge, anche dai primi colloqui, che la situazione e’ assai complicata. Il primo giorno di consultazioni al Quirinale si snoda senza scossoni, nessuna sorpresa eclatante, ma qualche piccolo segnale di novita’ rispetto alle mille dichiarazioni che si sono registrate in questo mese trascorso dalle elezioni. Innanzitutto nessuno dei consultati ha chiesto il ritorno alle urne, anzi la maggioranza ha chiesto che si possa evitare di precipitare nuovamente il Paese alle urne. L’unica che vi ha accennato come possibilita’, anche se da scongiurare, e’ stata Giorgia Meloni, ultima della serata alla guida di Fdi, che ha chiarito in caso non si riuscisse a dar vita a un governo a trazione centrodestra, che servira’ una nuova legge elettorale. O meglio, una rapidissima modifica al Rosatellum, con un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione, in modo da garantire una maggioranza per il governo. L’altra piccola novita’ e’ la posizione di Leu, che ha aperto a un dialogo nel centrosinistra e non ha chiuso al M5s, indicando comunque nel programma il terreno di un eventuale confronto. Per il resto ieri la giornata e’ stata necessariamente interlocutoria, dato che i big, i gruppi piu’ numerosi, saliranno al Quirinale oggi: Silvio Berlusconi alla guida di Fi, Matteo Salvini della Lega, Maurizio Martina del Pd e Luigi Di Maio di M5s. I quattro anche non si sono scambiati grandi cortesie, anzi hanno confermato quel clima di veti e controveti che non fa ben sperare in una soluzione a breve. Forse piu’ per questo che per l’effettivo andamento dei colloqui, Beatrice Lorenzin e’ stata chiara: “questa consultazione e’ interlocutoria”. E Anche Giorgia Meloni ha azzardato che questi colloqui possano “non essere risolutivi” ed ha ipotizzato che nelle prossime consultazioni il centrodestra possa andare unito. Insomma, pochi si illudono sul fatto che oggi ci possa essere il colpo di scena. Il centrodestra, anche dal Quirinale, e’ apparso compatto: la leader di Fdi ha anzi dichiarato la sua indisponibilita’ ad allearsi con chi lo vuole dividere, lanciando strali contro chi pone veti. Il M5s invece vuole dividere Lega e Fi. Il Pd resta su una linea di opposizione.
Con la proposta del contratto scritto per il governo i capigruppo 5 stelle Giulia Grillo e Danilo Toninelli si presenteranno alle consultazioni al Quirinale con il candidato premier Luigi Di Maio. Il contratto di programma consentirebbe al M5S di superare l’imbarazzo per il compromesso con i “partiti”. Ma il richiamo alla formula tedesca porta con sé anche la suggestione, ripetuta ossessivamente in questi giorni dagli esponenti del M5S, del “rispetto della volontà popolare”. Tradotto: Di Maio presidente del Consiglio. Sarà una coincidenza, ma il 32,68 per cento raccolto dai “gialli” stellati somiglia tanto al 32,9 raccolto da Cdu/Csu guidate da Merkel, il cui posto da cancelliera alla fine non è stato messo in discussione. Giova ricordare, comunque, che lo scenario è cambiato in queste settimane, e il cambiamento si legge nelle parole del leader del M5S, che ribadisce il suo appello rivolto a due sole forze politiche: la Lega (se rompe con Silvio Berlusconi) e il Pd, cui si chiede di sbarazzarsi di Matteo Renzi. “Speriamo – scrive oggi sul blog delle stelle Di Maio – di poter incontrare il prima possibile i due partiti per capire quali siano le loro proposte, e per capire con chi si possa iniziare a scrivere questo contratto”. Nei mesi passati la musica era diversa: “La sera delle elezioni – diceva a dicembre – faremo un appello pubblico alle altre forze politiche che sono entrate in Parlamento presentando il nostro programma e la nostra squadra. E governeremo con chi ci sta”. Il 7 marzo, a risultato acquisito, stessa linea: “Ho detto in ogni città dove sono stato in campagna elettorale che il governo per noi si sarebbe potuto fare in base a convergenze sui temi (…). Tutte le forze politiche devono manifestare responsabilità in tal senso”, scriveva Di Maio in una lettera pubblicata su Repubblica. La scommessa del M5S è quindi oggi sulle rotture in campo avverso, che preparino il terreno per una possibile intesa di governo. “La Lega, come già detto, è la forza politica – scrive – che ha preso più voti all’interno di una coalizione di centrodestra che di fatto non esiste, e che alle elezioni si è presentata con tre programmi e tre candidati premier differenti. La Lega deve decidere da che parte stare: se contribuire al cambiamento che il M5S vuole realizzare per il Paese o se invece rimanere ancorata al passato e a Silvio Berlusconi”. Ma “anche il Pd è chiamato a scegliere. Scegliere se seguire la linea di Renzi, che per fare un dispetto al MoVimento 5 Stelle vuole lavarsene le mani dei problemi del Paese, o la linea di chi invece vuole contribuire a lavorare per i cittadini”. Scontate per ora le repliche a questa sorta di “invasione di campo” del leader stellato. Per Antonio Tajani “ogni volta che si è tentato di trovare in Berlusconi il nemico da abbattere Forza Italia è cresciuta nei consensi perchè gli italiani non accettano questi metodi che sono veramente antidemocratici”. La Lega, dal canto suo, bolla come “irricevibile” la rinnovata proposta di Di Maio. Il centrodestra, ribatte il capogruppo leghista al Senato Marco Centinaio, “è e resta unito. Non può essere Luigi Di Maio a poter scegliere con chi fra di noi voler dialogare”. Ettore Rosato (Pd), parla di “ossessione di Di Maio verso Renzi” e torna a chiudere ogni spiraglio: “Ci aspettiamo – commenta – che finisca questo teatrino in cui Di Maio si rivolge al Pd per aumentare il suo potere contrattuale con la Lega, dica cosa vuole fare per l’Italia, esca dalla modalità campagna elettorale ed entri nella modalità responsabilità per il Paese”. Resta da verificare se le mosse di Di Maio non siano già un modo per guardare oltre le consultazioni, oltre il possibile fallimento di un accordo di governo con chicchessia. Con la dichiarata esclusione di Silvio Berlusconi e di Forza Italia dall’interlocuzione per il governo Di Maio disegna una sorta di “bipolarismo del futuro”, puntando ad assorbire ulteriori consensi da un elettorato di centrosinistra che ha tollerato a fatica, e alla fine punito alle urne, accordi e rapporti di collaborazione che a vario titolo negli ultimi anni il Pd ha avuto con l’ex cavaliere o con una parte dei suoi, nei governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Se poi ci fosse spazio in questa legislatura almeno per cambiare la legge elettorale reintroducendo un premio di maggioranza, la sfida a due Di Maio-Salvini sarebbe probabilmente questione di mesi.