Matteo Renzi dice no a Giuseppe Conte. Almeno per il momento. Prima, dice, serve un chiarimento politico per verificare se c’e’ ancora una maggioranza. Poi si dovrà discutere dei contenuti. Niente mandato al premier dimissionario, dunque, ma un incarico esplorativo a un altro nome. “Noi siamo pronti ad appoggiare un governo, ma questa proposta politica necessita il passaggio ulteriore di capire se vogliono stare o no con noi. Devono confrontarsi con noi, non con gli hashtag. Poi discuteremo delle persone. Io non vedo altra maggioranza politica che non contempli Italia viva”, dice Renzi. Che subito dopo chiarisce: non vogliamo le elezioni, ma un governo politico in tempi brevi. Renzi, prima di salire al Quirinale, ha avuto colloquio telefonico con Conte. Ma con lui lo dividono “enormi questioni politiche”. “Abbiamo subito 15 giorni di fango” solo perche’ “siamo stati gli unici a porre problemi di merito”, dice dopo l’incontro con Mattarella.
La telefonata tra il premier dimissionario e l’ex rottamatore aveva fatto ben sperare il Pd. “Può essere un segnale importante, la mediazione è in campo”, ma dopo le parole di Renzi, al termine del colloquio con Conte, il clima è cambiato. Così Andrea Orlando: “Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se Renzi pone un veto su Conte o no cioè se è vero quello che ha detto al Quirinale o se è vero quello che ha fatto uscire dopo sulle agenzie” sul no ad un reincarico a Conte.
Zingaretti consegna nella mani di Mattarella “la disponibilità del Pd a sostenere l’ipotesi di un reincarico al presidente Conte, che si è confermato, anche nel recente voto di fiducia in Parlamento, un punto di sintesi e di equilibrio”. Per il segretario serve un governo “che possa contare su un’ampia e solida base parlamentare, che sia nel solco della migliore tradizione europeista” e in grado di affrontare le prossime sfide che attendono il Paese: combattere la pandemia, proseguire nella campagna vaccinale, mettere in atto il NextGenerationUe e portare a casa le “riforme istituzionali che diano efficienza allo Stato”, a cominciare “da una nuova legge elettorale di stampo proporzionale”. La crisi, sottolinea, va risolta “in tempi brevi”.