La spesa delle famiglie italiane mostra una cauta ripresa, ma il recupero completo ai livelli pre-crisi resta un traguardo ancora lontano. È quanto emerge dall’analisi di Confcommercio, che prevede per il 2025 una crescita dei consumi dell’1%, un risultato positivo, seppur modesto.
Il report del centro studi di Confcommercio evidenzia una trasformazione profonda nelle abitudini di spesa degli italiani negli ultimi trent’anni. La vera “rivoluzione” è stata guidata dalla tecnologia: la spesa pro capite per informatica e telefonia è aumentata di quasi il 3.000%. Anche il settore del tempo libero e della cultura ha registrato un progresso significativo, con una crescita reale di oltre il 120%.
Al contrario, la domanda di beni tradizionali continua a essere contenuta, un segnale di cautela e incertezza che riflette anche una percezione economica distorta. Secondo Confcommercio, gli italiani “si percepiscono peggio di come sono” e, nonostante un reddito disponibile reale superiore ai livelli pre-pandemici, “spendono meno di quanto potrebbero”.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato la necessità di agire su due fronti per sbloccare la situazione: “Servono segnali di fiducia, a cominciare dalla riforma fiscale, per far ripartire consumi e investimenti”. Ha anche espresso preoccupazione per l’impatto dei dazi, che potrebbero generare ulteriore incertezza.
Parallelamente alle analisi di Confcommercio, un allarme arriva dal settore del caffè. Secondo un report di Unimpresa, il prezzo medio di una tazzina di espresso al bar potrebbe raggiungere i 2 euro entro la fine del 2025. Un rincaro superiore al 50% rispetto al 2020, quando il costo medio era di 0,87 euro.
Tra le cause principali di questo aumento vertiginoso ci sono i cambiamenti climatici, che hanno ridotto i raccolti in Brasile e Vietnam, l’aumento dei costi energetici e logistici e le nuove normative ambientali europee.
Nonostante l’impatto economico relativamente basso per le famiglie (meno dell’1% delle spese annuali), l’aumento del prezzo del caffè ha un forte valore simbolico. Il report di Unimpresa avverte che se il prezzo diventasse “proibitivo”, il “rito quotidiano” del caffè potrebbe essere percepito come un lusso, perdendo la sua “dimensione democratica”. Per i produttori, la sfida sarà quella di difendere i margini di profitto, puntando su segmenti di mercato premium e monoporzionati.