Il leader M5S lancia i “Cento punti di ascolto”. Silvia Salis si sfila: “Sono divisive”
Non c’è tempo per smaltire i brindisi della vittoria. Giuseppe Conte, galvanizzato dal risultato del referendum che attribuisce in gran parte al voto dei giovani e al mondo universitario da lui presidiato, ha deciso di passare all’incasso. Il leader del Movimento 5 Stelle è un fiume in piena: tour televisivi, interviste e un obiettivo chiaro: dettare tempi e modi per la scelta del candidato premier del “campo largo”.
“Dobbiamo definire prima il programma e poi tutto il resto”, avverte Conte, lanciando l’iniziativa dei “Cento punti di ascolto” che partirà a metà aprile per chiudersi in estate a Milano. L’idea è quella di un programma “partecipato” tramite la metodologia dell’Open Space Technology (un mix tra la Leopolda renziana e i Cantieri di Vendola) per coinvolgere la società civile e pesare al tavolo con il PD non solo in base alle percentuali elettorali, ma alla capacità di mobilitazione.
Al quartier generale del PD la parola “primarie” non spaventa — è nel DNA dem, ricorda Francesco Boccia — ma l’accelerazione di Conte viene accolta con freddezza. Elly Schlein risponde con tono compassato: “Piena disponibilità a ogni modalità, ma non cadiamo in un dibattito politicista”. Tradotto: prima le battaglie comuni, poi i nomi.

Il vero scontro sarà però sulla formula. Conte è stato categorico: “No a primarie di apparato”, un siluro verso l’organizzazione capillare del PD che storicamente domina i gazebo. Il Movimento punta a un modello “misto”, con una forte componente di voto online e registrazione elettronica dell’identità, per neutralizzare il vantaggio territoriale dei dem e far pesare la popolarità trasversale dell’ex “Avvocato del popolo”.
La sorpresa della giornata è la caduta del veto di Conte su Matteo Renzi. “Non sono io che decido”, dice il leader M5S, rimettendo tutto al percorso programmatico. Dal canto suo, il leader di Italia Viva rilancia le sue “primarie delle idee”, pronto a inserirsi in una competizione che si annuncia vera e imprevedibile.
Chi invece chiude la porta è Silvia Salis. La sindaca di Genova, indicata da molti come la “terza via” ideale tra Schlein e Conte, ha stroncato l’ipotesi di una sua candidatura: “Le primarie sono sbagliate e divisive, mettono in contrapposizione soggetti della stessa alleanza. Sono lusingata, ma resto a Genova”. Un passo di lato che semplifica il quadro, lasciando il campo allo scontro frontale tra i due pesi massimi della coalizione.