Giuseppe Conte stringe i tempi, accelera sulla costruzione del “campo progressista” e si candida apertamente a guidarlo. Nel corso di una giornata densa di appuntamenti politici – prima a Roma all’”Officina Repubblicana” di Giorgio La Malfa, poi a Bologna ospite della “Repubblica delle Idee” – il leader del Movimento 5 Stelle ha tracciato l’identikit dell’alternativa a Palazzo Chigi, dichiarando esaurita l’esperienza della destra al potere.
Giuseppe Conte: «Quattro anni di governo Meloni sono stati quattro anni di fallimenti su tutta la linea. Il centrodestra deve farsi da parte, ora tocca a noi. Il centrosinistra non parte da zero: abbiamo già molti punti condivisi e una consuetudine di lavoro strutturata. Il Movimento 5 Stelle ha compiuto una scelta di campo progressista definitiva».
Il nodo leadership e la stoccata a Renzi: «Se non tocca a me, costruisco»
Il tema più spinoso sul tavolo degli alleati resta quello del candidato premier. Conte frena sull’automatismo caldeggiato dal Nazareno, secondo cui la leadership spetterebbe al partito che incassa più voti (il PD):
- No alle incoronazioni: «Non posso dire alla mia comunità: incoroniamo il leader del PD solo perché ha una percentuale più alta, perché tra le nostre basi non c’è ancora una consuetudine storica all’alleanza».
- Il modello regionali: L’ex premier propone di bypassare le primarie, scegliendo la figura di volta in volta più competitiva nei sondaggi per battere la destra.
- L’anti-rottamatore: Conte ha comunque voluto lanciare un segnale distensivo, pur assestando una frecciata indiretta a Matteo Renzi (verso il quale non sono stati rari i veti in passato): «Se non dovessi essere io il candidato premier di questa coalizione, sarò sempre un costruttore, mai un rottamatore».
E ai riformisti del Partito Democratico che storcono il naso all’idea di un’alleanza strutturale con i grillini, il leader del M5S ha risposto in modo sferzante: «Signori, volete fare senza di noi? Avete paura del Movimento? Volete mettervi nelle mani di Vannacci? Accomodatevi».
Legge elettorale: il primo vero test (con emendamenti divisi)
Nonostante le dichiarazioni d’intenti, l’unità del neonato asse progressista dovrà misurarsi immediatamente in Parlamento sulla riforma della legge elettorale, dove le opposizioni cercano di fare muro contro il testo del centrodestra ma presentano visioni interne differenti:
A favore delle preferenze si è schierato apertamente il governatore pugliese Antonio Decaro («Importanti per restituire ai cittadini la scelta dei rappresentanti»), assecondato dall’assessore capitolino Alessandro Onorato (fondatore di Progetto Civico Italia), che ha annunciato la mobilitazione di 100 piazze in tutto il Paese per sostenere questa linea.
Restano invece note le distanze sulla politica estera e, in particolare, sul posizionamento e l’invio di armi nella guerra in Ucraina: «È un punto da discutere ed è notorio, ma dall’altro lato (nella maggioranza, ndr) sono divisi su tutto», ha minimizzato l’ex premier.
Calenda si sfila e fonda il “Terzo Polo” liberale a Milano
Mentre il campo largo prova a darsi una struttura, Carlo Calenda ribadisce il suo fermo rifiuto a fare da spalla all’asse PD-M5S e annuncia la nascita di una terza forza alternativa:
Carlo Calenda: «Lunedì lanceremo a Milano una grande iniziativa per costituire un polo di centro, europeista, liberale e pragmatico, totalmente alternativo alla destra e alla sinistra. Azione, essendo il partito più grande in quest’area, ha il dovere di aggregare tutte le realtà liberaldemocratiche».
All’evento milanese prenderanno parte esponenti di primo piano come la dem Pina Picierno, i Liberaldemocratici, la Fondazione Einaudi e l’esecutivo di +Europa, nel tentativo di ripopolare lo spazio centrista in vista delle prossime scadenze elettorali.