La tensione sui conti pubblici italiani si sposta dal piano istituzionale (Bruxelles-Lussemburgo) a quello politico-governativo. All’indomani del varo del Documento di Finanza Pubblica (DFP) e della certificazione Eurostat del deficit al 3,1% (che blocca l’uscita dalla procedura d’infrazione), Giorgetti ha smentito le ricostruzioni di stampa secondo cui Meloni, nel Cdm di ieri, si sarebbe ironicamente lamentata del suo pessimismo. “Io pessimista? Seguite i telegiornali e poi ditemi voi…”, ha replicato il Ministro a margine di un evento al Quirinale, aggiungendo di non essersi accorto di nulla e che “nessun ministro se ne è accorto, solo i giornalisti… Io ero concentrato”.
Giorgetti ha anche lanciato un attacco frontale agli istituti di statistica europei, colpevoli di non aver tenuto in considerazione nel calcolo del rapporto deficit/Pil “i superbonus già individuati come fasulli e quindi bloccati”. Durissima la reazione delle opposizioni, che denunciano il fallimento della linea dell’austerità e la paralisi dell’economia.
Il Ministro dell’Economia, reduce dal varo di un DFP ispirato al “realismo” e che ha tagliato le stime di crescita allo 0,6% per il prossimo biennio (scontando l’impatto della guerra in Iran scoppiata il 28 febbraio), ha cercato di blindare la sua linea contro le accuse di debolezza. “Io non me ne sono accorto, e nessun ministro se ne è accorto. Solo i giornalisti… Io ero concentrato”.
Giorgetti ha contestato il dato Eurostat sul deficit al 3,1%, sostenendo che gli istituti di statistica “non hanno tenuto in considerazione i superbonus già individuati come fasulli e quindi bloccati”. Un tentativo di minimizzare l’impatto del provvedimento identitario della destra (“sciagurato” per Meloni, post-Sigonella) sui conti pubblici, proprio mentre blindava il DL Sicurezza alla Camera (203 sì, 117 no) con la fiducia per aggirare i rilievi del Colle e si preparava ad allargare la platea dei rimpatri assistiti con un provvedimento “ad hoc” in Cdm.
Il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle hanno reagito duramente, smontando l’esultanza di Meloni per il parere della Corte UE sui CPR in Albania (compatibili se i diritti sono tutelati) e spostando l’attenzione sui costi dell’operazione.
La segretaria dem Elly Schlein è intervenuta duramente in Aula, definendo il decreto “misero, ingiusto e inutile”, oltre che “lesivo dei diritti costituzionali”. Schlein ha gridato “Fermatevi!”, accusando la maggioranza di “arroganza al potere” per aver costretto la Camera a votare una norma incostituzionale per poi modificarla “due minuti dopo”. “Il Paese è fermo, c’è una crescita zero. Anche la vostra austerità non è riuscita a fare uscire l’Italia dalla procedura di infrazione. Il ministro Giorgetti anziché governare costruisce scenari”.
Il leader del M5s Giuseppe Conte ha lanciato un attacco frontale: “Quattro anni di governo e quattro leggi di bilanci fallimentari. Ieri è stato certificato questo fallimento da imputare al governo, alla presidente Meloni e al ministro Giorgetti. Hanno buttato 12 miliardi di spesa aggiuntiva per quanto riguarda le armi, quasi 14 miliardi nel Ponte sullo Stretto, un miliardo in Albania, hanno tagliato la spesa sociale, sulla sanità, sull’istruzione, e non hanno concepito ed elaborato nessuna misura di crescita. Si guardino allo specchio e si dichiarino finalmente responsabili di questi fallimenti, sarebbe un atto di coscienza davanti alla comunità nazionale, e soprattutto non prendano più in giro nessuno”.