«Nessun muro e nessun centro lontano dagli occhi potrà sostituire il cuore della politica». Con queste parole padre Giulio Albanese – direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali e della cooperazione missionaria del Vicariato di Roma – interviene sul dibattito migratorio europeo con un duro editoriale su Avvenire.
Il commento analizza le recenti e contrastanti decisioni del Parlamento Europeo, evidenziando una profonda scollatura politica all’interno dell’Unione proprio mentre si ridisegnano i flussi finanziari del prossimo bilancio pluriennale.
Il voto del 16 giugno: salvata la natura degli aiuti allo sviluppo
Padre Albanese accoglie con favore il voto dell’Eurocamera dello scorso 16 giugno sulla relazione A10-0147/2026. Il testo, focalizzato sul rafforzamento della cooperazione per affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari, è passato con 344 voti favorevoli, 237 contrari e 66 astensioni.
Il successo politico, secondo il missionario, risiede nell’aver espunto dal testo i ricatti economici ai Paesi più poveri:
Padre Giulio Albanese: «Dal provvedimento sono state escluse le forme più esplicite di condizionalità migratoria, così come l’idea di trasformare i Paesi terzi nel retrobottega delle frontiere europee: luoghi chiamati a contenere ciò che l’Unione non vuole vedere né gestire sul proprio territorio. Usare la cooperazione come pressione verso comunità fragili significherebbe rovesciarne il senso, trasformando la solidarietà in leva negoziale e la povertà in terreno di ricatto politico».
La svolta del 17 giugno: la contraddizione dei “Return Hubs”
La nota di speranza si scontra però immediatamente con il provvedimento approvato a Bruxelles appena ventiquattr’ore dopo. Il 17 giugno, infatti, l’Unione Europea ha dato il via libera a un nuovo e restrittivo regolamento sui rimpatri che sembra andare in direzione diametralmente opposta.
Questo sdoppiamento della linea politica dimostra come l’Europa, da un lato, riconosca formalmente l’importanza dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile, ma dall’altro ceda alla tentazione della “deterrenza e della rimozione del problema” attraverso l’esternalizzazione coatta delle espulsioni.
La vera partita si gioca sui fondi 2028-2034
Le migrazioni, ricorda padre Albanese, si governano solo costruendo canali legali e sicuri e contrastando le reti criminali dei trafficanti, non scaricando le responsabilità oltre i confini comunitari.
L’editoriale lancia quindi un monito chiaro in vista dei prossimi mesi: il vero volto dell’Unione Europea emergerà solo quando si scriveranno le cifre del bilancio e, in particolare, di Global Europe, lo strumento finanziario della politica estera e di cooperazione per il periodo 2028-2034. Saranno quei numeri a chiarire se prevarrà l’Europa della solidarietà o quella dei muri.