IN BALLO PRESENZA DELEGAZIONE PYONGYANG A GIOCHI INVERNALI
La Corea del Nord e quella del Sud hanno concordato di tenere martedi’ 9 gennaio, per la prima volta in oltre due anni, i colloqui di “alto livello” per discutere la potenziale presenza di una delegazione del Nord ai Giochi Olimpici invernali di PyeongChang (9-25 febbraio) e le opzioni disponibili per poter migliorare i rapporti bilaterali. La svolta e’ maturata con l’accettazione di Pyongyang dell’offerta avanzata pochi giorni fa da Seul, a stretto giro dal rinvio delle esercitazioni militari annuali di Usa e Corea del Sud.
La diplomazia olimpica del presidente sudcoreano Moon Jae-in ha ottenuto un punto importante oggi: la Corea del Nord ha accettato l’apertura di colloqui formali, che mancavano da dicembre 2015. Il 9 gennaio le delegazioni delle due Coree dovrebbero vedersi a Panmunjom, il villaggio dell’armistizio, per discutere i rapporti bilaterali e l’eventuale partecipazione della Corea del Nord ai Giochi invernali di Pyeongchang che si terranno a febbraio. L’OK nordcoreano ai colloqui è arrivato alle 10.16 di stamani (2.16 in Italia) – ha spiegato il ministero dell’Unificazione di Seoul che cura i rapporti con Pyongyang – via fax. Secondo quanto ha scritto il giornale sudcoreano JoongAng Ilbo, da parte nordcoreana non sono arrivate richieste o controfferte particolari. I colloqui avranno luogo nella Peace House di Panmunjom, il grande edificio della Zona smilitarizzata che divide le due Coree sempre presente nelle immagini del confine più militarizzato del mondo.
Il ministero ha spiegato che molti dei temi dei colloqui verranno definiti attraverso scambi di documenti via fax, attraverso i quali si definiranno anche la composizione delle delegazioni e l’orario dell’incontro. A Seoul c’è prudenza attorno a quanto si potrà ottenere nell’incontro della prossima settimana. “La partecipazione della Corea del Nordalle Olimpiadi di PyeongChang è la massima priorità”, ha detto un funzionario della Casa blu, la presidenza sudcoreana, al quotidiano. “Forse, se potremo, discuteremo anche delle nostre precedenti proposte”. Il riferimento è alla proposta di apertura di un dialogo militare, alle riunioni tra famiglie separate dopo la guerra di Corea del 1950-53. Entrambe le proposte sono state fatte a luglio da Seoul. Intanto, comunque, gli enti locali di PyeongChang stanno organizzandosi per ospitare anche un’eventuale delegazione nordcoreana.
Un passo cruciale per ottenere questo risultato è stata la decisione di ieri di Corea del Sud e Stati uniti di rimandare le manovre militare congiunte “Key Resolve” e “Foal Eagle”, che la Corea del Nord considera atti di guerra, finché non vi saranno nuove provocazioni nordcoreane. A convincere Trump – che aveva espresso un sarcastico scetticismo sulle aperture di Kim, salvo poi attribuirsi il merito in un tweet per l’apertura di dialogo intercoreano – sarebbe stato Moon in una telefonata, secondo quanto ha riferito la Casa blu. Il dialogo tra le due Coree era stato interrotto a febbraio 2016. A Seoul era al potere ancora Park Geun-hye, arcinemica di Pyongyang, poi caduta in disgrazia per uno scandalo di corruzione. Su suo ordine fu chiuso il complesso industriale di Kaesong dove operano diverse aziende sudcoreane con manodopera del Nord. Il motivo fu il quarto test nucleare e, prima, un test missilistico.
Le reazioni dei principali attori dell’area sono state di diverso segno. Cautamente positiva quella di Pechino, che vede realizzarsi un quadro auspicato dalla leadership cinese, la quale ha mandato oggi un suo inviato – il viceministro degli Esteri Kong Xuanyou a Seoul per colloqui. La Cina però è consapevole che la buona volontà di Moon non basta. “E’ necessario un continuo dialogo, o questo livello di calma attualmente esistente tra le due nazioni non sarà altro che una fase transitoria”, ha scritto il Global Times, un giornale del Partito comunista cinese, il quale auspica una riapertura dei negoziati a sei. Il Giappone di Shinzo Abe, che ha assunto una posizione dura nei confronti di Pyongyang, ha invece sottolineato come la dilazione delle manovre militari non debba allentare la pressione contro la Corea del Nord. “Questa decisione di posporre le manovre non rimette in causa la volontà d’accentuare la pressione” ha voluto chiarire oggi Yoshihide Suga, il capo di gabinetto che funge da portavoce dell’esecutivo di Tokyo. Ma qual’è l’idea di Kim Jong Un. Il leader nordcoreano ha messo sul piatto, anche col discorso di Capodanno, che lo status di potenza nucleare per la Corea del Nordè ormai acquisito. A questo punto, può anche dialogare. Lo fa, però, continuando a giocare un’abile partita, secondo molti osservatori. L’obiettivo potrebbe essere quello di “mettere un cuneo tra gli Stati uniti e la Corea del Sud”, ha sottolineato all’agenzia di stampa France Presse Park Won-gon dell’Università Handong. “Per il Sud – ha aggiunto – è importante non fare il gioco del Nord”.