Una svolta potenzialmente decisiva nella battaglia legale e politica sul Protocollo Italia-Albania per la gestione dei migranti è arrivata oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. L’Avvocato Generale, Nicholas Emiliou, ha depositato il suo parere (non vincolante ma che anticipa la futura sentenza) affermando che l’accordo tra Roma e Tirana e l’istituzione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in territorio albanese sono “compatibili” con le norme UE in materia di asilo e rimpatrio.
Secondo Emiliou, il diritto dell’Unione non impedisce a un Paese membro di istituire tali centri al di fuori del proprio territorio, a una condizione imprescindibile: che “i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”. La Premier Giorgia Meloni ha esultato per la notizia, vedendo confermata la validità della sua linea politica e attaccando i magistrati italiani per le “letture giudiziarie forzate” degli ultimi due anni. Durissima la reazione delle opposizioni, che minimizzano il parere dell’Avvocato Generale e denunciano uno spreco immane di risorse pubbliche per un’operazione propagandistica.
La Presidente del Consiglio ha affidato ai social la sua soddisfazione per una notizia definita “importante”: “Il parere conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”.
Sulla stessa linea il Ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti: “Il parere dà ragione al governo Meloni, riconoscendo la compatibilità dell’accordo con la normativa europea. È esattamente ciò che sosteniamo da tempo: governare i flussi e combattere la tratta è possibile con strumenti innovativi e nel rispetto delle regole. Tacciano ora le critiche ideologiche di chi ha portato avanti la fallimentare politica dell’accoglienza indiscriminata”.
LE OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO: “PARERE NON VINCOLANTE, SOLO PROPAGANDA E SPRECO DI SOLDI”
Il centrosinistra e l’Alleanza Verdi-Sinistra hanno reagito duramente, smontando l’esultanza del governo e spostando l’attenzione sui costi dell’operazione.
- Angelo Bonelli (AVS): “Dico a Giorgia Meloni che ha ben poco da festeggiare. Il parere dell’avvocato generale è un parere e non è vincolante. La premier deve invece rispondere di un fatto gravissimo: quasi un miliardo di euro di soldi pubblici sono stati sperperati per appena 83 migranti, che potevano essere esaminati in Italia con un risparmio enorme. È l’ennesima operazione propagandistica della destra, pagata dai cittadini”.
- Matteo Orfini (PD): “Per la centesima volta Giorgia Meloni fa un post per dire che l’Europa le dà ragione sui centri in Albania. Ovviamente non è così. Non c’è una sentenza, ma una dichiarazione che segnala che i diritti dei migranti devono essere pienamente tutelati affinché sia possibile un centro come quello in Albania. Che è esattamente il punto in discussione. Tra un post e l’altro, la violazione dei diritti continua, e anche lo spreco immane di risorse pubbliche”.
IL PUNTO: DIPLOMAZIA SULL’ORLO DELL’ABISSO E LA “GUERRA DELLE PAROLE”
Il parere dell’Avvocato Generale Emiliou è una vittoria politica cruciale per Meloni, proprio mentre blindava il DL Sicurezza alla Camera (203 sì, 117 no) con la fiducia per aggirare i rilievi del Colle e si preparava ad allargare la platea dei rimpatri assistiti con un provvedimento “ad hoc” in Cdm. La Premier usa il sostegno europeo (Lussemburgo) per legittimare la sua linea sulla “legalità” contro la disobbedienza civile radicale (Magi) e l’Africa (Guinea Equatoriale) che grida libertà davanti al Papa. Tuttavia, la partita non è chiusa: la sentenza definitiva della Corte UE (prevista entro mercoledì ora di Washington) potrebbe ancora ribaltare il parere, proprio mentre Trump ricchiude Hormuz e Solovyov insulta la Premier post-Sigonella. Le opposizioni referendarie (Conte-Schlein) e Confindustria (recessione) monitorano i costi dell’operazione, temendo che il “modello Albania” si riveli un boomerang economico per tutto il 2026.