In attesa di ricevere “ufficialmente” i dettagli della nuova bozza di pace emersa dai colloqui di Ginevra tra Stati Uniti e Ucraina, il Cremlino mantiene una linea di prudente attesa. Tuttavia, tra gli analisti e sui media russi affiora un palpabile scetticismo riguardo alla reale determinazione del Presidente Donald Trump di portare avanti l’iniziativa senza cedere alle pressioni di Kiev e dei suoi alleati europei.
Il portavoce del Presidente Putin, Dmitry Peskov, ha minimizzato i resoconti mediatici sui cambiamenti apportati all’accordo, dichiarando: “Non sappiamo quanto tutto ciò corrisponda alla realtà,” e sottolineando l’impossibilità di esprimere un giudizio definitivo sul piano originario di Trump.
Il maggiore elemento di preoccupazione a Mosca è la possibile resistenza incrociata che l’iniziativa americana potrebbe incontrare:
- Pressione di Kiev e UE: Esiste il timore che ucraini ed europei cerchino di ostacolare i negoziati, spingendo Trump ad assumere una posizione meno favorevole a Mosca. Dmitry Novikov, politologo della Higher School of Economics, ha notato che la capacità di resistenza di Kiev e dell’Europa a una soluzione ritenuta vantaggiosa per la Russia è “lontana dall’essere esaurita.”
- Fronda USA: L’analista Novikov solleva il dubbio che il cosiddetto “piano di Witkoff” (l’inviato speciale di Trump) “rappresenti il piano di tutta l’amministrazione” americana, ipotizzando che anche all’interno degli Stati Uniti possano esserci elementi pronti a ostacolare l’iniziativa del tycoon.
Nikolai Silayev, ricercatore dell’università Mgimo, ha suggerito che gli europei potrebbero tentare di convincere Trump che una sconfitta ucraina rappresenterebbe una “cantonata geopolitica” per Washington, spingendolo a una linea più dura nei confronti della Russia.
Un ulteriore motivo di scetticismo riguarda la complessità attuativa del piano. Il quotidiano Nezavisimaia Gazeta osserva che il presunto “piano in 28 punti” non è un vero e proprio accordo, ma una serie di “proposte” che richiedono l’adozione di numerosi altri documenti e modifiche legali internazionali.
Il quotidiano cita due ostacoli macroscopici:
- NATO (Punto 7): L’esclusione di un futuro ingresso di Kiev nella NATO richiederebbe una modifica del Trattato del Nord Atlantico.
- Fondi Congelati (Punto 14): L’utilizzo di $100$ miliardi di capitali russi congelati in Occidente per la ricostruzione ucraina richiederebbe, per esempio, “il consenso del Belgio”, dove gran parte di questi fondi è custodita nel deposito Euroclear.
Queste complessità, conclude il giornale, implicano che l’applicazione del piano di Trump “richiederà molti mesi”.
Nonostante i dubbi diplomatici, i vertici russi ostentano sicurezza sul campo di battaglia. Il Presidente Vladimir Putin ha affermato venerdì: “In generale, ci sta bene, perché ciò porterebbe al raggiungimento degli obiettivi dell’operazione militare speciale per via armata” se il tentativo di pacificazione dovesse fallire.
Il Ministero della Difesa russo ha contemporaneamente rivendicato progressi territoriali: la conquista di due quartieri a Pokrovsk (regione di Donetsk) e l’ulteriore avanzamento verso ovest nella regione di Zaporizhzhia, con la presa dell’insediamento di Zatishye.