Prosegue la tensione diplomatica e operativa nell’area Schengen tra Roma e Madrid. L’Italia ha deciso di estendere di ulteriori 15 giorni (fino a fine settembre) la sospensione temporanea del trattato di libera circolazione, mantenendo i controlli mirati alle frontiere aeree e marittime per i flussi in arrivo dalla Spagna. In risposta, il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha disposto una proroga speculare sui collegamenti dall’Italia fino all’8 ottobre.
Le motivazioni del Viminale
La proroga, comunicata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Commissione Europea e ai partner UE, è stata adottata a seguito delle valutazioni del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere:
- Infiltrazioni e sicurezza: Il Viminale motiva il provvedimento evidenziando elevati profili di rischio per la sicurezza interna e la necessità di prevenire possibili infiltrazioni terroristiche legate ai massicci ingressi irregolari registrati nell’exclave spagnola di Ceuta, in Nord Africa.
- Modalità operative: La sospensione di Schengen non chiude i confini, ma impone controlli documentali e verifiche mirate sui cittadini extra-UE in transito negli scali aerei e marittimi.
La replica di Madrid e la posizione dell’UE
A stretto giro è giunta la contromisura del governo di Madrid, che ha prolungato i controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia. La Spagna ha condizionato la durata della misura al permanere dei requisiti di sicurezza avanzati da Roma, lasciando aperta la possibilità di una revoca anticipata in caso di mutamento delle condizioni.
Nel frattempo, nel corso del dibattito alla plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, il Commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, ha cercato di ridimensionare l’impatto complessivo dell’ondata migratoria:
«La maggioranza delle persone entrate a Ceuta è rientrata in Marocco nel giro di poche ore. L’integrità dell’area Schengen è rimasta intatta, grazie alla risposta delle autorità spagnole e alla cooperazione con Rabat con cui prosegue il lavoro sui rimpatri».