Si infiamma il fronte diplomatico e militare in Medio Oriente. L’Iran ha rotto il silenzio inviando ai mediatori pachistani la risposta ufficiale alla proposta degli Stati Uniti per la fine delle ostilità. Il piano di Teheran punta a una “cessazione immediata del conflitto” e al “ripristino della sicurezza marittima” nello Stretto di Hormuz, ma la mano tesa verso Washington si accompagna a un duro avvertimento diretto alle potenze europee.
La Repubblica Islamica ha lanciato un “altolà” perentorio a Londra e Parigi, impegnate nell’invio di unità navali verso l’area — nello specifico il cacciatorpediniere britannico HMS Dragon e la portaerei francese Charles de Gaulle. Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri iraniano, ha avvertito che qualsiasi dispiegamento militare straniero riceverà una “risposta ferma e immediata”.
Secondo Teheran, l’invio di navi da guerra con il pretesto di proteggere la navigazione rappresenta una “militarizzazione illegale” di una via navigabile vitale e un’interferenza nella sovranità costiera iraniana. “Solo la Repubblica Islamica può garantire la sicurezza nello Stretto”, ha ribadito Gharibabadi, respingendo l’ipotesi di una missione internazionale a guida europea.
La chiusura di Israele Nonostante i segnali di distensione tra Iran e USA, la posizione di Israele rimane di totale fermezza. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha respinto con forza l’idea di una conclusione imminente delle operazioni. “La guerra non è finita”, ha tuonato il leader israeliano, sottolineando che l’agenda bellica include ancora obiettivi critici come il recupero dell’uranio e lo smantellamento di siti strategici iraniani.
Escalation o tregua? Mentre il Ministero della Difesa britannico assicura che lo schieramento della HMS Dragon ha scopi “strettamente difensivi” per ripristinare la fiducia nel trasporto marittimo commerciale, la regione resta sospesa su un equilibrio fragilissimo. La proposta iraniana di riaprire Hormuz e fermare i combattimenti si scontra frontalmente con le necessità di sicurezza nazionale rivendicate da Tel Aviv e con la presenza militare occidentale che Teheran considera una provocazione inaccettabile.