L’Italia non entrerà nel conflitto in corso tra la coalizione Usa-Israele e l’Iran. È questo il punto fermo stabilito dal Consiglio Supremo di Difesa, riunitosi oggi al Quirinale per oltre due ore e mezza sotto la presidenza di Sergio Mattarella. Al vertice, che ha visto la partecipazione della premier Giorgia Meloni e dei principali ministri (Tajani, Crosetto, Piantedosi, Giorgetti e Urso), è stata espressa “massima preoccupazione” per un’escalation che rischia di destabilizzare l’intero Mediterraneo e minare definitivamente l’ordine internazionale.
Il ruolo del Parlamento e le basi Usa
Il documento finale del Consiglio chiarisce la posizione del Paese rispetto agli impegni militari. L’Italia manterrà il proprio supporto ai partner strategici del Golfo solo entro il perimetro delle missioni già autorizzate. Per quanto riguarda l’uso delle infrastrutture militari nazionali concesse alle forze statunitensi, il Consiglio ha ribadito che ogni attività dovrà restare confinata al supporto tecnico-logistico previsto dagli accordi vigenti. Qualora dovessero giungere richieste eccedenti tale cornice, il passaggio parlamentare sarà obbligatorio: «Eventuali nuove richieste saranno sottoposte alle Camere», si legge nella nota.

Allarme terrorismo e “guerra ibrida”
Oltre al fronte bellico diretto, il Quirinale solleva l’allerta sulla sicurezza interna. L’estensione del conflitto ad opera di Teheran viene vista come un pericoloso volano per “forme di guerra ibrida” e per il risveglio di organizzazioni terroristiche. La tensione è alimentata anche dai recenti attacchi missilistici intercettati verso Cipro e la Turchia, che lambiscono direttamente il territorio Ue e quello della Nato. Il Consiglio ha inoltre condannato duramente gli attacchi ai civili, citando la “strage della scuola di Minab”, definendo inaccettabile il coinvolgimento dei bambini nelle ostilità.
L’emergenza Linosa: vertice sulla petroliera russa
Parallelamente alle grandi manovre diplomatiche, il Governo è chiamato a gestire un’emergenza ambientale e di sicurezza immediata. È stato infatti convocato un vertice urgente a Palazzo Chigi per affrontare il caso della petroliera russa alla deriva a largo di Linosa. L’imbarcazione trasporta un carico altamente sensibile di 900 tonnellate tra gasolio e gas liquefatto; una situazione che aggrava ulteriormente il quadro della sicurezza economica ed energetica nazionale già messo a dura prova dalla crisi del Golfo.
La via diplomatica
L’Italia, richiamando l’articolo 11 della Costituzione, punta tutto sul coordinamento con i principali alleati europei — Francia, Germania e Regno Unito — per tentare di riaprire canali negoziali. L’obiettivo è duplice: tutelare gli interessi strategici vitali nell’area e contrastare l’indebolimento delle istituzioni multilaterali, come l’Onu, minacciate da un moltiplicarsi di iniziative unilaterali che rischiano di trascinare il mondo verso una nuova e incontrollata corsa al nucleare.