Nonostante il clima di forte tensione politica che ha caratterizzato le ultime ore, si apre uno spiraglio di comunicazione tra Palazzo Chigi e le forze di minoranza sulla crisi in Medio Oriente. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avviato un giro di consultazioni telefoniche con i principali leader dell’opposizione, garantendo un aggiornamento costante sull’evolversi della situazione internazionale.
Nel pomeriggio di ieri, la premier ha contattato personalmente Elly Schlein, Giuseppe Conte, i vertici di Avs (Fratoianni e Bonelli), Riccardo Magi (+Europa), Matteo Renzi e Carlo Calenda. L’obiettivo dichiarato è l’istituzione di un tavolo di confronto permanente. “Ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che sarà necessario”, ha confermato la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine di un evento a Venezia.
Se da un lato Italia Viva e Azione hanno accolto positivamente l’iniziativa — pur sottolineando il ritardo della proposta — dall’altro non mancano le frizioni. Carlo Calenda ha infatti stigmatizzato l’atteggiamento di una parte del centrosinistra, definendo un “grave vulnus istituzionale” l’eventuale rifiuto di sedersi a un tavolo riservato su temi di sicurezza nazionale.
L’apertura diplomatica è arrivata al termine di una mattinata segnata da attacchi durissimi. Attraverso una nota ufficiale, Giorgia Meloni aveva denunciato i toni utilizzati dalle opposizioni durante il dibattito parlamentare: «Ho rivolto un appello al dialogo, ma ho ricevuto insulti personali. Mi hanno definita “ridicola”, “imbarazzante” e “pericolo per l’umanità”». La premier ha poi ribadito che il suo invito alla collaborazione resta valido, a patto che si abbandonino i pretesti polemici.
Immediata la replica di Elly Schlein, che ha invitato la premier a “posare la clava”, accusandola di inscenare uno spettacolo inadeguato alla gravità del momento. Critiche simili sono giunte da Giuseppe Conte, che ha parlato di “accuse scomposte”, e da Riccardo Magi, che ha definito l’intervento della premier un “esclation di insulti sorprendente”.
Mentre la diplomazia interna cerca un equilibrio precario, resta alta l’attenzione sul fronte militare. Le opposizioni continuano a chiedere che il Governo riferisca con urgenza in Aula in merito all’attacco subito dalla base italiana a Erbil. Nicola Fratoianni (Avs) ha intanto ribadito la ferma condanna verso quella che definisce “la folle guerra contro l’Iran”, mantenendo alta la pressione su una linea di politica estera che vede il Paese ancora profondamente diviso.