La crisi nel Medio Oriente subisce un’accelerazione drammatica e si trasforma in un conflitto aperto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che le forze armate americane colpiranno l’Iran “ancora più duramente questa notte”, svelando piani militari scioccanti che prevedono l’occupazione delle infrastrutture energetiche del Paese.
Per tutta risposta, la Repubblica Islamica ha proclamato il blocco totale del transito navale nella rotta commerciale più sensibile del pianeta: lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a nuovo ordine. Una mossa che rischia di far schizzare alle stelle i prezzi del greggio sui mercati globali, nonostante il Comando Centrale statunitense (Centcom) si affretti a smentire Teheran, definendo la rotta ancora transitabile sotto la scorta del “muro d’acciaio” della Marina USA.
Lo show di Trump su Fox News: «Ieri sganciate bombe per 250 milioni»
Intervistato in esclusiva da Fox News, Trump ha ostentato totale sicurezza, snocciolando i dettagli dell’arsenale impiegato nella prima notte di bombardamenti e rivelando di aver già sventrato la resistenza nemica:
Donald Trump: «Questa notte ci saranno altri raid, ancora più massicci. Gli iraniani non hanno più difese aeree, i nostri caccia volano indisturbati nei loro cieli colpendo radar e postazioni difensive nel sud-ovest. La notte scorsa abbiamo lanciato bombe per un valore di 250 milioni di dollari e impiegato ben 49 missili da crociera Tomahawk, alcuni dei quali sono esplosi a soli 64 chilometri da Teheran. Non li stiamo ancora colpendo abbastanza duro: l’Iran è sottomesso, anche se ancora non lo sa».
Il tycoon ha inoltre rivelato, con il consueto stile provocatorio, di aver ricevuto telefonate disperate da parte di “alti funzionari iraniani” che supplicavano una tregua. Una richiesta rispedita al mittente: Trump si è detto oggi “molto meno interessato a un accordo” rispetto a un mese fa. Sebbene abbia escluso l’invio massiccio di truppe di terra (boots on the ground), ha lanciato un avvertimento agghiacciante: «Se volessi, potremmo inviare un piccolo gruppo di soldati e prendere tutto».
La minaccia geopolitica: «Prenderemo i loro mercati di petrolio e gas»
Attraverso un post infuocato sul suo social network Truth, il presidente statunitense ha alzato ulteriormente la posta in gioco, evocando lo spettro di un’operazione coloniale sulle risorse energetiche di Teheran e mettendo nel mirino il cuore pulsante dell’economia iraniana:
L’Isola di Kharg, situata nel Golfo Persico, era già stata parzialmente devastata il 13 marzo scorso in un raid statunitense che aveva polverizzato oltre 90 siti militari. Ora Trump punta al controllo permanente della struttura.
Il blocco di Hormuz e i danni collaterali: morti tre marinai indiani
La reazione di Teheran è stata immediata. I Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione Islamica), dopo aver colpito per la seconda notte consecutiva le basi americane in Bahrain e Giordania come rappresaglia per l’abbattimento del loro elicottero Apache, hanno ordinato lo stop a tutte le navi:
Agenzia Marittima Iraniana: «Alla luce delle gravissime tensioni create dalle forze americane di invasione nella regione e dell’annuncio fatto dalle nostre forze armate, lo Stretto di Ormuz rimarrà totalmente chiuso a qualsiasi traffico marittimo fino a nuovo avviso».
Mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi tuona ricordando che “ogni parola di Trump riceverà un sonoro schiaffo sul campo”, la guerra miete le prime vittime civili internazionali di questa escalation. Gli ultimi bombardamenti incrociati nel Golfo hanno provocato la morte di tre marinai di nazionalità indiana, un evento che rischia di infiammare ulteriormente i rapporti diplomatici tra l’asse Washington-Nuova Delhi, già ai ferri corti dopo il danneggiamento di una petroliera avvenuto ieri.