Mentre proseguono i colloqui tecnici con l’Oman per la definizione di un protocollo provvisorio di navigazione, Teheran chiarisce che la riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz — arteria chiave per le forniture energetiche mondiali — resta subordinata a un drastico cambio di rotta politico e militare da parte degli Stati Uniti.
1. Le condizioni poste da Teheran agli Stati Uniti
L’elenco delle richieste iraniane per sbloccare lo stretto è stato formalizzato dal segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Mohammad Baqer Zolqadr, e confermato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi:
- Stop alle ostilità e ritiro: Cessazione a tempo indeterminato della guerra e delle incursioni nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati regionali (in Libano, Palestina, Yemen e Iraq), unita al ritiro delle forze marittime e aeree USA dalla regione.
- Fine del blocco e sanzioni: Revoca immediata del blocco navale e rimozione delle sanzioni economiche.
- Sblocco asset e risarcimenti: Liberazione incondizionata dei beni iraniani congelati all’estero e versamento di risarcimenti per i danni causati dalle recenti aggressioni belliche.
- Rispetto dell’autorità iraniana: Fine dei tentativi americani di creare corridoi marittimi alternativi che scavalchino il controllo e la sovranità di Teheran sulla rotta strategica.
2. Le posizioni di Washington e la diplomazia di Pezeshkian
Nonostante le distanze ideologiche, entrambe le capitali confermano l’esistenza di un canale di trattativa diretto:
- La risposta della Casa Bianca: Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato a Fox News che Washington punta a massimizzare il transito di petrolio e gas attraverso lo stretto per stabilizzare i mercati dell’energia, rivendicando di condurre la trattativa da un punto di forza dopo aver ridimensionato le capacità militari e nucleari iraniane.
- Il presidente Pezeshkian: Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha qualificato l’attuale fase come “il momento migliore per raggiungere un accordo”, auspicando l’uscita da uno stato permanente di “né guerra né pace” grazie alla compattezza interna del Paese.
3. L’impatto sul traffico marittimo nello Stretto
L’Oman sta svolgendo un ruolo attivo di mediazione per un piano di navigazione temporaneo, pur condannando i continui blitz e attacchi contro le navi commerciali (tra cui l’ultimo che ha coinvolto un mercantile legato alla società emiratina Adnoc).
| Parametro | Situazione Ante-Conflitto | Situazione Attuale (Agosto 2026) |
| Transito medio giornaliero | ~130 navi/giorno | ~12-15 navi/giorno (Dati Kpler) |
| Quota di greggio/gas globale | Circa il 20% delle esportazioni mondiali | Flussi drasticamente ridotti e contingentati |
| Stato della gestione navale | Regime standard di navigazione | Blocco parziale, rotta provvisoria in fase di trattativa con l’Oman |