LEU APRE, BERSANI: ‘CERCHIAMO ACCORDO IN LAZIO E LOMBARDIA’. SINISTRA DIVISA SULLE REGIONI GRASSO, ‘DOMANI SI DECIDE’. MA NON TUTTI D’ACCORDO SU INTESA
Saranno le assemblee dei movimenti di Lazio e Lombardia, in programma per oggi, a decidere sulle alleanze a sinistra per le elezioni nelle due regioni. Un accordo su Zingaretti sembra vicino nel Lazio, mentre in Lombardia pesano veti sul renziano Giorgio Gori, che lancia un appello a LeU, “con l’ unita’ il centrosinistra puo’ vincere”. “Ammucchiarsi non basta, le passate sconfitte lo dimostrano”, replica Bersani, ribadendo, con Grasso, che decideranno le assemblee
Sinistra divisa sull’appoggio ai candidati del centrosinistra alle Regionali del Lazio e della Lombardia dopo l’appello all’ unita’ arrivato dai ‘padri nobili’ del Pd Prodi e Veltroni. Bersani-Rossi: ‘Proviamo a cercare intesa’. Ma non tutti sono sulla stessa linea, veti su Gori. Grasso: ‘Oggi le assemblee, poi arrivera’ la decisione’. Fratoianni chiude al sindaco di Bergamo: ‘Appelli non bastano, giudizio e’ di merito, politico’.
I padri nobili del Pd scendo in campo e lanciano un appello all’unita’ della sinistra. “Le forze del centrosinistra recuperino il buon senso e si mettano insieme per le elezioni regionali e per quelle nazionali. Spero si formi una coalizione piu’ ampia possibile”, dice Romano Prodi dalle colonne del Corriere della Sera e de La Stampa. “Sono preoccupato – aggiunge il professore – perche’ non vedo prevalere quello spirito di coalizione che e’ sempre indispensabile per vincere una competizione elettorale”. Servirebbe quindi “un rigurgito di buon senso in un mondo che sembra davvero aver perso tutto il buon senso”.
All’appello di Prodi si unisce anche l’ex segretario Valter Weltroni: “Sarebbe un vero e proprio delitto presentarsi divisi in due regioni fondamentali per il Paese. E’ evidente a tutti che le condizioni sono cambiate. E’ possibile un’inversione di tendenza e allora sarebbe doveroso che i partiti del centrosinistra, tutti i partiti, trovassero una unita’ contro le destre”. A sinistra si registra anche la posizione di Enrico Rossi, governatore della Toscana ed esponente di Liberi e uguali, secondo il quale occorre sostenere Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio e aprire un confronto sul programma anche in Lombardia con il candidato del Pd Giorgio Gori.
Un gioco di incastri da fare invidia al Tetris, il celebre videogames anni Novanta: e’ bastato che si aprisse uno spazio in Lombardia, con la mancata ricandidatura di Roberto Maroni, che quello che sembrava impossibile mettere insieme ieri, Partito Democratico e Liberi e Uguali, diventa realizzabile oggi. Perche’ la Lombardia e’ una preda troppo ghiotta per un centro sinistra, e soprattutto per un Pd, che cerca di recuperare consensi. La speranza dei dem e’ correre insieme agli ex capitanati da Pierluigi Bersani per tornare al Pirellone a distanza di 25 anni dalla ‘parentesi rossa’ di Fiorella Ghirlandotti, presidente di regione che governo’ appena due anni, dal 1992 al 1994. L’obiettivo di Leu e’ quello di incassare il Lazio, dove una larga coalizione di sinistra governa gia’ con Nicola Zingaretti. Quella che si e’ aperta in Lombardia, dunque, e’ una occasione potenzialmente irripetibile e non e’ un caso che da domenica, giorno in cui Maroni ha annunciato che non si ricandidera’, si sono susseguiti gli appelli per arrivare ad una tregua tra Grasso e Renzi. L’ultimo e’ di oggi, su Repubblica. A spendersi sono i due pezzi da novanta del centro sinistra: il padre dell’Ulivo, Romano Prodi, e quello del Pd, Walter Veltroni. “Sarebbe un vero e proprio delitto presentarsi divisi in due regioni fondamentali per il Paese”, dice Veltroni. “Le forze del centrosinistra recuperino il buon senso e si mettano insieme per le elezioni regionali e anche per quelle nazionali”, sono gli argomenti di Romano Prodi. E lo stesso Matteo Renzi, che solo lunedi’ aveva detto “chi vota Leu fa vincere Salvini”, ieri ha dovuto in parte rettificare: “Spero in una coalizione ampia, ma poi decidono i cittadini con il voto, non i giochi di potere o di palazzo”.
I segnali che arrivano dalla controparte, tuttavia, non sono incoraggianti: “Gli appelli non bastano”, fa sapere il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, mentre Pietro Grasso rimanda tutto alle assemblee regionali fissate per domani. In realta’, all’interno di Leu, la linea di Sinistra Italiana e’ quella della rigidita’. Bersani, e con lui Mdp, sono piu’ possibilisti. “Proviamo”, si limita a dire l’ex segretario dem a chi gli chiede se una alleanza con il Pd sia ancora un obiettivo alla portata. Il fatto e’ che nel Lazio, Mpd e una parte di quello che un tempo era Sel governano gia’ con Zingaretti. Sostenere il governatore uscente sarebbe, per loro, naturale. Inoltre, sembra ormai accantonata l’ipotesi di un sostegno da parte di una lista riferibile a Beatrice Lorenzin (ipotesi respinta settimane fa anche da Zingaretti). Probabilmente ci sara’ una lista di moderati per Zingaretti, ma nulla di riferibile al ministro della Salute. Diverso il discorso per Sinistra Italiana da cui, tuttavia, nelle ultime ore sembrano arrivare piccoli segnali di apertura. “Non abbiamo pregiudiziali” su Zingaretti “ma punti programmatici da affermare”. E quando si comincia a parlare di punti programmatici, viene spiegato da fonti del Pd romano, significa che e’ fatta. E non sfugge nemmeno che la chiusura di Fratoianni a un accordo con il Partito Democratico si fermi alla sola Lombardia. Se per il Lazio, dunque, l’accordo sembra fatto, per la Lombardia la strada e’ quanto mai in salita.