In una toccante intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex ministro e senatore del Partito Democratico Dario Franceschini ha rivelato per la prima volta pubblicamente di convivere dal novembre 2020 con il morbo di Parkinson, cui si è recentemente sovrapposta una forma di parkinsonismo atipico. La sua testimonianza ha l’obiettivo esplicito di rompere il muro della vergogna e dell’isolamento che spesso colpisce le persone affette da questa patologia.
Il racconto di Franceschini: dalla diagnosi al rifiuto del nascondimento
Nel descrivere l’impatto della patologia sulla propria vita quotidiana e familiare, il senatore ha ripercorso le tappe fondamentali della scoperta:
- I primi segnali: Notati per la prima volta da un amico e dal collega medico Graziano Delrio, che gli fecero notare la tendenza a trascinare i piedi e l’alterazione dei movimenti delle mani.
- L’impatto emotivo: La diagnosi è stata vissuta come una «botta tremenda», legata soprattutto al pensiero delle figlie e della moglie Michela per il carico di sofferenza futuro.
- La lotta allo stigma: Franceschini ha spiegato la tentazione istintiva di celare i sintomi per imbarazzo, incoraggiando tuttavia tutti i malati a non isolarsi: «Bisogna svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Il mio messaggio è: io non mollo, continuo a vivere ed esserci». Un passaggio ispirato anche dalla testimonianza pubblica del giornalista Vincenzo Mollica.
Le reazioni del mondo politico: solidarietà trasversale
La confessione del senatore ha raccolto un’ondata di affetto, vicinanza e stima da parte di esponenti di ogni schieramento politico:
- Giuseppe Conte (M5S): Ha ringraziato Franceschini per una «impagabile lezione di coraggio, dignità e forza, addolcita da un pizzico di autoironia che ricorda come prima dei ruoli ci sia l’uomo con le sue fragilità».
- Roberto Calderoli (Lega): Richiamando la propria battaglia personale contro il tumore resa pubblica nel 2013, ha sottolineato l’importanza di tali annunci: «Parlarne in pubblico aiuta ad accendere un faro mediatico sulla ricerca e dona forza a chi soffre senza avere una ribalta pubblica».
- Matteo Renzi (Italia Viva): Ha definito la scelta «un gesto di grande coraggio», evidenziando come la malattia non scalfisca l’acume del politico: «Dal punto di vista mentale e dell’analisi politica, Dario è in forma straordinaria e continuerà a dare le carte».
- Roberto Speranza e i leader di AVS: Speranza ha rimarcato come raccontare la fragilità sia un «gesto di immensa forza per non far sentire soli gli altri», concetto ribadito anche da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
- Alessandro Sorte (FI): Ha espresso gratitudine per il messaggio trasmesso a chi affronta ogni giorno la malattia, sottolineando come la determinazione del senatore prevalga sulla patologia.