La segretaria del PD accusa il governo italiano di ambiguità nella trattativa sui dazi con gli USA e chiede contromisure concrete. Dure parole anche sulle posizioni di Trump su Putin e la necessità di un ruolo UE nel conflitto ucraino. Infine, l’appello per il riconoscimento della Palestina.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sferrato un duro attacco al governo Meloni in merito alla gestione della questione dazi con gli Stati Uniti, definendo la strategia adottata “arrendevole” e “sbagliata”. Intervenuta a “In onda” su La7, Schlein ha sottolineato la necessità di una “posizione comune” dell’Unione Europea per affrontare i negoziati, lamentando una divisione interna all’UE.
“La prima a inaugurare la strategia dell’arrendevolezza verso Trump è stata Meloni, che fin dall’inizio ha puntato su un cavallo sbagliato”, ha affermato Schlein. La leader del PD ha criticato il governo per non aver sostenuto con convinzione il negoziato, manifestando anzi ambiguità. Ha ricordato le dichiarazioni divergenti all’interno dell’esecutivo, da un Salvini che parlava di “grande opportunità” per le imprese italiane, a un Tajani che suggeriva di aumentare l’import dagli USA per reagire ai dazi, fino a una Meloni che minimizzava l’impatto di un possibile 10% di dazi.
Schlein ha citato i dati di Confindustria, secondo cui anche un dazio del 10% comporterebbe “20 miliardi in meno di esportazioni italiane nel 2026, con il rischio di perdere 118mila posti di lavoro”. La segretaria ha insistito sul fatto che “la trattativa è difficile, ma se non si mettono in campo contromisure diventa impossibile”. Ha inoltre denunciato che, mentre altri Paesi hanno stanziato “14 miliardi per sostenere l’economia con risorse nuove” quando Trump ha imposto i dazi, il governo italiano ha parlato di un piano da 25 miliardi “di cui si sono perse le tracce già da aprile”. “Sono in carica da quasi tre anni e non hanno fatto nulla in termini di politica industriale o di investimenti”, ha chiosato Schlein, auspicando un accordo entro il 1° agosto, ma senza “essere titubanti nel decidere dove colpire gli Stati Uniti”.
Schlein ha espresso forte preoccupazione per le “oscillazioni di Trump su Putin”, definendole “molto preoccupanti”. Ha criticato il presidente americano per “assumere le ragioni dell’aggressore” e per non accettare che “sia stata la Russia ad aggredire l’Ucraina”. Sebbene Trump sembri “più arrabbiato” al momento, la segretaria del PD ha ribadito che “non è questo il modo di affrontare una guerra che va avanti da tre anni”.
La leader democratica ha insistito sulla necessità che “l’Unione europea deve pretendere di sedersi a quel tavolo”, poiché è “sbagliato che tutto si discuta nelle telefonate tra Trump e Putin”. Schlein ha evidenziato che “in gioco ci sono anche interessi di sicurezza europei” e che “l’Ucraina non può essere lasciata sola”, pur lamentando la mancanza di uno “sforzo diplomatico e politico” da parte dell’UE per isolare la Russia e costruire le condizioni per una “pace giusta, cioè alle condizioni degli ucraini”.
Sul fronte del conflitto israelo-palestinese, Schlein ha invocato un’azione concreta da parte dell’Italia: “La prima cosa è riconoscere lo Stato di Palestina: cosa aspetta l’Italia?”. Ha chiesto “segnali concreti di condanna dei crimini che sta compiendo Netanyahu” e ha ribadito l’urgenza di un “cessate il fuoco immediato e liberare tutti gli ostaggi di cui Netanyahu si è disinteressato”. Infine, ha proposto di “sospendere l’accordo UE-Israele” e ha chiesto al governo italiano di “interrompere il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele”.
In vista delle prossime elezioni regionali, Elly Schlein ha ribadito l’obiettivo del PD di costruire “alleanze inclusive e competitive che battano queste destre, perché quando siamo uniti li battiamo”. La segretaria ha confermato l’impegno del partito in tutte e sei le regioni che andranno alle urne, convinta che “quando non mettiamo veti prendiamo più voti”.