Il Presidente USA rilancia dopo lo stop dei giudici: «Decisione anti-americana». L’Europa studia la risposta, il Cancelliere Merz chiede unità. In Italia esplode il caso politico: «Meloni tace»
Donald Trump non arretra di un millimetro, anzi raddoppia. A meno di 24 ore dalla firma del decreto per i dazi al 10% – mossa studiata per aggirare la bocciatura della Corte Suprema – il Presidente statunitense ha annunciato su Truth un ulteriore incremento: la tariffa globale sale al 15% con effetto immediato.
La rappresaglia di Trump
Il Tycoon ha bollato la sentenza dell’Alta Corte come «ridicola, mal scritta e straordinariamente anti-americana», accusando i magistrati di essere influenzati da interessi stranieri. Sfruttando la Sezione 122 del Trade Act del 1974 (che permette dazi temporanei per 150 giorni), Trump ha deciso di portare la tassazione al livello «pienamente consentito e legalmente testato» del 15%. «Molti Paesi hanno derubato gli Stati Uniti per decenni – ha scritto Trump – ora incasseremo più di prima».
L’Europa serra i ranghi: Merz e Macron in prima linea
La mossa di Washington ha ricompattato i leader europei. Il nuovo Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha sollecitato una «posizione europea molto chiara», ricordando che la politica doganale è competenza esclusiva dell’UE e non dei singoli Stati. Merz incontrerà Trump a Washington all’inizio di marzo, ma il clima si preannuncia gelido. Anche la Francia di Emmanuel Macron preme per una reazione unita e ferma contro quella che viene considerata una violazione degli equilibri commerciali mondiali.
Italia: Task force e polemiche politiche
In Italia, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato d’urgenza per lunedì la “Task force dazi” con le associazioni di categoria e le imprese esportatrici. L’obiettivo è mappare i danni per il Made in Italy (moda, agroalimentare e meccanica in primis) e coordinare la strategia con Bruxelles.
Il Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ha lanciato un avvertimento tecnico, sottolineando come l’onere di queste imposte finirà per pesare non solo sugli esportatori, ma anche sulle economie di Stati Uniti e Cina, frenando la crescita globale.
Sul fronte interno, le opposizioni attaccano duramente la Premier. Elly Schlein (Pd) accusa Giorgia Meloni di aver «minimizzato l’impatto» della politica di Trump, mentre M5S e Italia Viva parlano di un silenzio assordante da parte di Palazzo Chigi: «Meloni tace per non disturbare l’alleato americano, ma a pagare il conto saranno le nostre imprese».