La Camera dei Deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sul Decreto Ucraina con 207 voti favorevoli e 119 contrari. Nonostante il via libera numerico, la giornata politica è stata dominata dalla peculiare strategia di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, che ha dato vita a quello che molti hanno ribattezzato lo “strappo a metà”.
Per la prima volta dalla sua nascita, la formazione dei “vannacciani” ha mostrato i propri muscoli parlamentari utilizzando un tecnicismo del regolamento della Camera.
Voto di Fiducia: Futuro Nazionale ha votato SÌ. Roberto Vannacci ha chiarito che il gruppo resta nel perimetro del centrodestra e non intende indebolire l’Esecutivo: «Siamo di destra e sappiamo dove stare, non ci prestiamo ai giochini della sinistra».
Voto sul Decreto: Annunciato il voto NO nel merito del provvedimento. La delegazione guidata da Rossano Sasso e Edoardo Ziello ha ribadito la ferma contrarietà all’invio di armi a Kiev, mantenendo in aula l’ordine del giorno per lo stop alle forniture militari a Zelensky.
La distinzione tecnica: Questo doppio binario è possibile solo alla Camera, dove la votazione sulla fiducia e quella sul testo del provvedimento sono separate. Al Senato, invece, il voto è unico: votare contro il decreto significherebbe far cadere il Governo.
Il posizionamento di Vannacci ha innescato una reazione a catena tra alleati e avversari:
- Lega: Il capogruppo Riccardo Molinari ha usato toni durissimi, parlando di «trasformismo» e di un «buffo tentativo di salvare l’immagine». Secondo il Carroccio, votare la fiducia su un decreto che si contesta nel merito è una contraddizione politica insanabile.
- Opposizioni (M5S e AVS): Francesco Silvestri (M5S) ha accusato la maggioranza di usare la tragedia ucraina per una «guerra intestina di poltrone». Le opposizioni sono a loro volta divise: mentre M5S e AVS votano un doppio “No”, il Terzo Polo (Iv-Az) e il PD sostengono il decreto ma votano contro la fiducia al governo Meloni.
- Governo: Il Ministro Crosetto ha difeso la scelta della fiducia come un atto di «chiarezza politica», volto a obbligare tutti i componenti della maggioranza a scoprirsi su un tema così rilevante per la politica estera.
Il voto della Camera ha sancito non solo la proroga degli aiuti a Kiev per tutto l’anno, ma ha introdotto una significativa evoluzione lessicale e strutturale nel testo del decreto, frutto di un delicato equilibrio all’interno della maggioranza.
Ecco i dettagli tecnici e le novità del provvedimento approvato con la fiducia. Il decreto, composto da 3 articoli, è stato modificato durante l’iter in Commissione per accogliere le istanze di alcune componenti della maggioranza (in particolare della Lega), che chiedevano di dare maggiore risalto alla componente umanitaria e di difesa.
La soppressione della parola “militari”
In un’operazione che le opposizioni hanno definito “un gioco di prestigio”, la parola “militari” è stata eliminata dal titolo del decreto e dalla rubrica dell’articolo 1.
- Il motivo: Estendere formalmente la cessione anche a mezzi di difesa civile.
- Le priorità: Per la prima volta, il decreto elenca esplicitamente delle priorità per le forniture:
- Sostegno logistico e sanitario.
- Mezzi ad uso civile.
- Sistemi di protezione da attacchi missilistici, cibernetici e droni.
- La sostanza: Nonostante il cambio di nome, l’autorizzazione a inviare armamenti resta intatta, sebbene la lista degli equipaggiamenti rimanga segreta (classificata).
Articolo 2: Tutela per i giornalisti freelance
Una novità assoluta riguarda la sicurezza di chi informa dal fronte. Il decreto introduce:
- Obblighi per gli editori: Obbligo di formazione sulla sicurezza e copertura assicurativa per i giornalisti freelance inviati in zone di guerra.
- Contributo statale: Per il 2026, viene stanziato un fondo sperimentale di 600.000 euro. Gli editori possono richiedere un rimborso fino a un massimo di 60.000 euro per singolo contributo per coprire i costi assicurativi e formativi.
Rinnovo permessi di soggiorno
L’articolo 3 (o i commi correlati) conferma la proroga fino al 2027 dei permessi di soggiorno per protezione temporanea dei cittadini ucraini residenti in Italia, garantendo stabilità a migliaia di profughi.
Il calo dei voti favorevoli rispetto alla media della maggioranza (che solitamente conta su circa 270 voti) è dovuto principalmente alle assenze tattiche e al posizionamento del gruppo di Vannacci, che ha votato la fiducia ma ha poi espresso parere contrario sul merito del provvedimento nelle votazioni successive.
Il Decreto Ucraina, che proroga gli aiuti a Kiev per tutto il 2026, si sposta ora a Palazzo Madama. Qui il gioco di prestigio dei vannacciani non sarà replicabile: con il voto unico, il gruppo di Vannacci dovrà decidere se piegarsi alla linea del Governo o rischiare di aprire una crisi formale nella maggioranza. Il Decreto Ucraina approdera’ all’esame dell’Aula del Senato nella settimana dal 24 al 26 febbraio. Lo ha comunicato all’Assemblea la presidente di turno, Licia Ronzulli.