L’Aula della Camera esaminera’ il Def il 26 aprile, lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Matteo Renzi in un’intervista e’ intervenuto sull’ipotesi di aumento dell’Iva definendola ‘totalmente assurda’. E ha aggiunto: ‘Mi sento di poter dire che il Pd non fara’ mai aumentare l’Iva in questo Paese. Gentiloni e’ il primo a esserne convinto’.
Il Def approdera’ in Aula alla Camera a partire dal 26 aprile. Lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
“Ritengo che questa ipotesi sia totalmente assurda e mi sento di poter dire che il Partito Democratico non fara’ mai aumentare l’Iva in questo Paese. Devo dire che Gentiloni e’ il primo a essere convinto di questo, per cui trovo che non sia assolutamente un’indiscrezione veritiera”. Cosi’ Matteo Renzi intervenuto a Radio 24 ha commentato le voci che lo darebbero concorde ad un aumento dell’Iva. L’ultima volta e’ stata aumentata l’Iva, ha sottolineato Renzi, “era il settembre del 2013. Bene, dal Governo dei millegiorni e poi con l’attuale Governo non c’e’ mai stato un aumento dell’imposizione fiscale e credo che sia un fatto positivo che questo venga confermato. Naturalmente poi il governo fara’ le proprie scelte nelle prossime settimane, pero’ mi sento di poter dire che sull’Iva c’e’ una linea di condotta da parte del nostro partito, del nostro schieramento che mi sembra molto chiara: no all’aumento dell’Iva. Noi dobbiamo sostenere e incoraggiare i consumi, come e’ giusto che sia”.
Lo scontro in atto pubblicamente e’ tra il Pd e Mdp: sul Def Bersani ha piantato paletti ben precisi, partendo dagli investimenti pubblici al tema del welfare e della sanita’ e rilanciando il tema della progressivita’ dell’imposizione fiscale. Renzi pero’ di possibili aumenti di tasse non vuol neanche sentir parlare, “bisogna continuare l’opera di riduzione fiscale e di semplificazione”, mette in chiaro. Ma i dem si trovano a fare i conti anche con Ap e non solo perche’ il partito di Alfano insiste sulle misure per le famiglie e chiede all’esecutivo di “non virare a sinistra”, ma anche perche’ il timore e’ che proprio sull’economia si scarichino le tensioni sulla legge elettorale. Con i centristi che potrebbero mettersi di traverso se non avranno ascolto sulle modifiche sul sistema di voto, a cominciare dalla soglia di sbarramenti. In ballo c’e’ anche il rapporto con l’Europa: Renzi vorrebbe, senza incorrere nella procedura di infrazione, prendersi tutti gli spazi di manovra possibili. Il premier ripete che la flessibilita’ e’ necessaria ma sara’ Padoan a trovare le possibili soluzioni e a spiegarle il 4 aprile al gruppo dei deputati del Pd. Tenuto conto che il Capo dello Stato Mattarella (“il presidente della Repubblica non entrera’ nel dibattito fino a quando non vedra’ le carte”, chiariscono anche dal Pd) ha sempre ribadito che non bisogna arrivare a strappare con la Ue e che, oltre alla ‘moral suasion’ da parte del vertici istituzionali, c’e’ da considerare anche che pure i franceschiniani sono sulla linea di non alzare troppo il tiro. La preoccupazione in un Pd scosso dalla battaglia precongressuale e’ alta: “Come facciamo – si chiedeva oggi in Transatlantico un ‘big’ dem – a reggere in un clima in cui Gentiloni e Padoan sono tirati per la giacca da destra e sinistra proprio all’interno della maggioranza?”.
La convinzione nel partito del Nazareno e’ che il gioco di sponda tra Gentiloni e Renzi possa andare avanti senza scossoni. “Anche Prodi e Bertinotti andavano d’accordo, poi si e’ visto cosa e’ successo…”, e’ pero’ l’osservazione di qualche renziano che teme il fatto di doversi presentare agli elettori dopo una manovra che si annuncia lacrime e sangue. Martedi’ prossimo i renziani lo diranno a chiare lettere al ministro Padoan: “Serve una manovra espansiva, bisogna puntare tutto sulla crescita”. Con lo stesso Renzi che boccia come “assurdita’” (“E Gentiloni e’ d’accordo”, osserva) l’ipotesi di aumentare l’Iva. Ma occorrera’ trovare le risorse necessarie, se e’ vero – come osservano alcuni tecnici del governo – che persino sul decreto enti locali in arrivo in Cdm (domani ci sara’ il pre Consiglio) ci sarebbero problemi di copertura. Sul Def “c’e’ una naturale dialettica” in corso, spiegano fonti parlamentari dem. L’agenda economica pero’ si intreccia anche con la legge elettorale: ieri Alfano ha ‘stoppato’ la manovra dei centristi di palazzo Madama guidati dalla Bianconi di insistere sul nome di Torrisi per la presidenza della Commissione Affari costituzionali ma l’attuale esponente di Ap resta in pole position, con l’appoggio dell’opposizione e di chi nel Pd non vuole lasciare campo aperto a Renzi che punta invece su un fedelissimo come Pagliari. Scelta comunque rimandata (anche perche’ Gal deve rinunciare ad un suo esponente) alle prossime settimane. Sul sistema di voto tutto rinviato anche alla Camera: la discussione ci sara’ solo dopo il congresso Pd con Renzi che punta ancora sul maggioritario, mentre gli orlandiani chiariscono che a palazzo Madama un testo simile non passera mai e i franceschiniani puntano sempre sulla coalizione. In ogni caso per ora i riflettori sono puntati sul Def che arrivera’ alle Camere il 26 aprile, pochi giorni prima della contesa per la segreteria del partito del Nazareno. Sul provvedimento ribattezzato ‘Dec’ dal presidente del Consiglio (cioe’ decreto di correzione e di crescita), le pressioni aumentano giorno dopo giorno. Anche perche’ l’intesa deve contemplare anche un accordo sulla ‘manovrina’ e sulla prossima legge di stabilita’. “La tenuta della maggioranza e’ a rischio”, il timore di chi vede come fumo negli occhi l’interrompersi della legislatura e aspetta che arrivi Pasqua per chiudere ogni finestra per un voto anticipato. Mentre i renziani non nascondono frizioni con i tecnici del governo (soprattutto con Calenda) una parte del partito, compresi i franceschiniani, vorrebbe evitare uno scontro con l’Europa. “Va bene spingere ma non possiamo sfasciare i conti del Paese e pensare solo ad una operazione elettorale”, la tesi di chi preferirebbe piu’ cautela da parte di Renzi. Ma l’ex segretario punta dritto: “Noi dobbiamo abbassare le tasse, rendere piu’ semplice il sistema fiscale, attraverso una digitalizzazione spinta attraverso l’innovazione tecnologica applicata al fisco, i timidi segnali di ripresa vanno incoraggiati”. Il nodo resta pero’ la copertura e soprattutto il rapporto con Bruxelles.