Obiettivo Cruciale Raggiunto con un Anno di Anticipo, Apre allo Spiraglio di Uscire dall’Infrazione UE. Pil Rivisto al Ribasso. Le Priorità: Fisco, Famiglie e Sanità.
Il Governo Meloni aggiorna le stime economiche e fissa i margini d’azione per la prossima Legge di Bilancio. Il nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), che sostituisce la Nadef, proietta il deficit al 3% già quest’anno, un risultato ottenuto grazie al buon andamento della spesa primaria netta.
Questo dato è cruciale: se ad aprile l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo era attesa solo nel 2026, raggiungere la soglia del 3% ora fa sperare in un’uscita anticipata – teoricamente a partire dal 2025. Un alto funzionario europeo, pur mantenendo cautela, ha indicato che un valore del 2,9% sarebbe “un buon valore” per la chiusura della procedura.
Le previsioni sulla crescita sono state leggermente riviste al ribasso: il PIL è atteso allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026, con la manovra che potrebbe aggiungere un ulteriore decimale di espansione.
Il DPFP delinea le priorità della quarta manovra finanziaria dell’esecutivo: fisco, famiglie e lavoro. Il testo sarà inviato a Bruxelles e alle Camere, dove l’esame è calendarizzato per il 9 ottobre.
Tra gli interventi in cantiere, il Governo punta a:
- Taglio IRPEF per il ceto medio: L’obiettivo è una riduzione di due punti percentuali della seconda aliquota, che scenderebbe dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 50mila euro.
- Sostegno alle Famiglie: Si studiano nuove misure sulle detrazioni, con l’introduzione di un potenziale quoziente familiare.
- Sanità: L’obiettivo è stanziare 2-3 miliardi in più, oltre ai 4 già previsti, per migliorare gli stipendi e avviare un piano di 27mila assunzioni, con priorità per gli infermieri.
Mentre il Viceministro all’Economia Maurizio Leo rilancia l’obiettivo di rendere strutturale l’IRES premiale, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso annuncia il lavoro su uno “strumento incentivante orizzontale” con risorse nazionali per le aziende.
Confindustria, che ha allineato le proprie stime alla “crescita anemica” del Governo, chiede però “certezze” e una continuità nelle misure, avvertendo che gli incentivi attuali stanno terminando.
Infine, anche il settore bancario si prepara al negoziato sull’ipotetico contributo alla manovra. Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, lancia un monito: “Il 2026 e il 2027 saranno molto sfidanti” a causa dei rischi legati all’export e ai dazi. Se le imprese dovessero entrare in crisi, avverte, “anche le banche ne potranno soffrire”.