Con 99 voti favorevoli e 56 contrari, l’Aula del Senato ha rinnovato la fiducia al governo Meloni approvando il Decreto Fiscale. Il provvedimento, che ora passa all’esame della Camera per la conversione definitiva entro la scadenza del 26 maggio, è stato al centro di un aspro scontro politico sul numero di fiducie poste dall’esecutivo (“Un record”, attacca il dem Boccia; “In media con Draghi”, replica Malan di FdI).
Le principali novità del testo
Il decreto introduce misure corpose per imprese, professionisti e territori, con alcune modifiche significative apportate durante l’esame in Commissione:
- Concordato Preventivo: Più tempo per aderire al nuovo biennio 2026-27; introdotto un tetto alla proposta del fisco anche per chi ha “pagelle fiscali” (indici Isa) insufficienti.
- Rottamazione Quinquies: Estesa la possibilità di definire in modo agevolato anche i carichi relativi ai tributi locali.
- Imprese e Investimenti: Esteso l’iperammortamento ai beni provenienti da Paesi extra UE e introdotte misure per sostenere le aziende escluse da “Transizione 5.0”.
- Professionisti: Allentata la stretta sui pagamenti della Pubblica Amministrazione.
- Agricoltura: Confermato il credito d’imposta sui carburanti per il riscaldamento delle serre.
Il “caso Piombino” e le infrastrutture
Tra le pieghe del decreto emerge un risultato importante per la Toscana: un emendamento bipartisan stanzia le prime risorse per le infrastrutture portuali di Piombino. La misura è finalizzata alla realizzazione della nuova banchina, ritenuta indispensabile per il progetto siderurgico Metinvest.
Nonostante il voto favorevole, il Partito Democratico parla di “bicchiere mezzo vuoto”, chiedendo al governo di finanziare con urgenza anche le bonifiche e le compensazioni legate alla presenza del rigassificatore.
Scontro sulle disuguaglianze
Mentre la maggioranza, con il senatore leghista Bergesio, rivendica strumenti utili per “dare stabilità al sistema e sostenere l’economia reale”, le opposizioni vanno all’attacco. Tino Magni (AVS) ha denunciato come il decreto “non affronti i nodi strutturali del Paese”, accusando la destra di “privatizzare i profitti e socializzare i costi della crisi”, premiando — a suo dire — i “furbetti delle imposte” con l’ennesima rottamazione a danno dei contribuenti onesti.