Il Governo Meloni incassa la fiducia della Camera dei Deputati sul controverso Decreto Legge Sicurezza, compiendo un passo decisivo verso l’approvazione definitiva del provvedimento, blindato nel testo identico a quello licenziato dal Senato, prevista entro venerdì prossimo (il decreto scade il 25 aprile). L’Aula di Montecitorio ha votato a favore con 203 voti, contro 117 contrari (tre gli astenuti). Nonostante il via libera parlamentare, l’esecutivo è già al lavoro su un decreto correttivo ad hoc per disinnescare la bomba costituzionale e politica esplosa sull’Articolo 30 bis, la norma che prevede incentivi agli avvocati per i rimpatri volontari assistiti, oggetto di duri rilievi da parte del Quirinale e dell’avvocatura.
LA FUMATA BIANCA TRA LE POLEMICHE E LO SPETTRO DEL QUIRINALE
La votazione è stata preceduta da altissime tensioni, culminate ieri nell’occupazione dei banchi del Governo da parte delle opposizioni e nell’espulsione del deputato PD Arturo Scotto. La mossa della fiducia blinda il pacchetto identitario della destra (stretta su cortei, reati contro le forze dell’ordine, armi da taglio), ma non risolve il nodo dell’Articolo 30 bis.
- La Norma Controversa (Articolo 30-bis): Prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario, erogato però solo “ad esito della partenza dello straniero”. Il Consiglio Nazionale Forense (Cnf), chiamato a gestire i fondi, ha denunciato di non essere mai stato consultato e ha chiesto di eliminare ogni suo coinvolgimento.
- I Rilievi del Colle e la Mediazione di Meloni: Il Quirinale ha seguito la vicenda con attenzione, segnalando potenziali profili di incostituzionalità legati all’indipendenza dell’avvocato (il cui compenso dipenderebbe dall’esito della pratica, ovvero il rimpatrio dell’assistito) e al coinvolgimento del Cnf. La premier Meloni ha annunciato che “la norma rimane” nella sua sostanza (perché “strumento che l’Europa ci chiede di intensificare”), ma che saranno recepiti i rilievi tecnici del Colle e degli avvocati attraverso un decreto legge correttivo che dovrebbe essere emanato contestualmente all’approvazione definitiva. L’obiettivo è allargare la platea dei soggetti incentivabili (mediatori, associazioni) e spostare l’erogazione dei fondi allo Stato.
SCHEDA: LE PRINCIPALI MISURE DEL DL SICUREZZA
Il decreto, composto da 39 articoli, introduce una serie di nuove fattispecie di reato e inasprisce le sanzioni in materia di sicurezza urbana e ordine pubblico:
- Stretta su Coltelli e Armi da Taglio: Vietato portare fuori casa lame superiori a 8 centimetri senza giustificato motivo (pena da 6 mesi a 3 anni). Vietata la vendita ai minorenni. Se il minore viene trovato con un’arma, la multa ricade sui genitori.
- Aggressioni a Insegnanti e Controllori: Chi aggredisce fisicamente docenti, dirigenti scolastici o personale ferroviario rischia da 2 a 5 anni di reclusione, con arresto obbligatorio in flagranza.
- Fermo Preventivo durante i Cortei: Le forze dell’ordine potranno trattenere persone ritenute pericolose fino a 12 ore prima dell’inizio delle manifestazioni. Pene fino a 6 anni per chi blocca strade e ferrovie.
- Scudo Penale per le Forze dell’Ordine: Procedura semplificata e tempi certi per l’archiviazione se il pm ritiene evidente la legittima difesa o lo stato di necessità.
- Nuovi Reati e Aggravanti: Introduzione del reato di furto con destrezza di telefoni e carte di credito; aggravante per rapine commesse da gruppi organizzati para-militari; reato penale la fuga all’alt pericolosa (fino a 5 anni).
- Carceri e Sicurezza Urbana: Operazioni sotto copertura della Polizia Penitenziaria; più poteri ai prefetti nelle “zone a vigilanza rafforzata” (movida, spaccio) con possibilità di allontanamento fino a 18 mesi.
IL PUNTO: LA “LEGALITÀ” BLINDATA TRA DUE FUOCHI
La fiducia alla Camera è un’operazione politica di blindatura del pacchetto “legalità”, pilastro identitario del Governo Meloni contro la disobbedienza civile radicale (Magi-Mariani) e il collasso carcerario. La Premier, rivendicando il sostegno al Made in Italy (Ruto) e la diplomazia (Hormuz-Libano), usa la fiducia per isolare le opposizioni referendarie (Conte-Schlein) e i dazi USA di Trump. Tuttavia, il “pasticcio” dell’Articolo 30 bis e l’annuncio del decreto correttivo confermano la fragilità tecnica di un provvedimento forzato politicamente e appeso alla firma del Quirinale proprio mentre l’Africa (Guinea Equatoriale) grida libertà davanti al Papa. La partita si chiude venerdì, ma lo scontro istituzionale è destinato a proseguire.