Il Decreto Sicurezza, già convertito in legge dal Parlamento, è finito sotto i riflettori di una severa analisi dell’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione. In una relazione dettagliata, il documento rileva “criticità” sia dal punto di vista costituzionale che “tecnico procedurale”.
Le contestazioni principali riguardano la “carenza dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza” che avrebbero dovuto giustificare l’adozione del decreto, la sua “eterogeneità” e il mancato rispetto dei “principi costituzionali in materia penale”. Nello specifico, la relazione della Cassazione punta il dito contro la “proporzionalità delle pene”, la “non manifesta irragionevolezza” e il “principio di uguaglianza”.
La notizia della relazione ha colto di sorpresa il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che si è dichiarato “incredulo”. Nordio ha immediatamente dato mandato al suo Ufficio di Gabinetto di acquisire la relazione e di verificarne il regime di divulgazione.
Dure le reazioni delle opposizioni. Peppe De Cristofaro, capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama, ha parlato di una “bocciatura profonda” che “mette in discussione l’impianto stesso della legge”. Secondo De Cristofaro, la relazione “smaschera l’operazione propagandistica costruita da Salvini, Meloni e Piantedosi”, definendo il decreto un “minestrone repressivo scritto per colpire il dissenso, non per tutelare i cittadini”. L’AVS si dice convinta che “molte norme non reggeranno al vaglio della Corte Costituzionale”.
Sulla stessa linea Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che ha liquidato il decreto come una “schifezza”. “Incostituzionale, sproporzionato, limita il libero mercato, si accanisce su persone vulnerabili”, ha elencato Magi, sottolineando che “quello che avevamo detto sul dl Sicurezza ora lo scrive nero su bianco il Massimario della Corte di Cassazione”. Il segretario di Più Europa ha anche evidenziato la critica della Cassazione al divieto della cannabis light, che “mina i principi costituzionali della libertà di iniziativa economica e della certezza della legge penale”.
La palla passa ora alla Corte Costituzionale, che sarà chiamata a valutare la legittimità del provvedimento alla luce delle criticità sollevate dalla massima Corte di Cassazione.