Gli attivisti ancora detenuti in Israele non hanno firmato per la partenza immediata e saranno espulsi coattivamente. Atterreranno ad Atene e saranno assistiti dall’Ambasciata. Intanto, le prime testimonianze denunciano abusi: “Trattati come scimmie al circo”.
Gli ultimi 15 cittadini italiani rimasti detenuti in Israele, membri della Sumud Flotilla, faranno rientro in patria nella giornata di oggi, lunedì. Lo ha annunciato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani su X, specificando che gli attivisti non hanno firmato i documenti per la partenza immediata e saranno quindi oggetto di espulsione coattiva.
“Gli ultimi 15 italiani della Flottilla rimasti in Israele partiranno con un volo charter per Atene,” ha comunicato Tajani. “Saranno assistiti dalla nostra Ambasciata sia alla partenza e poi in Grecia nel trasferimento verso l’Italia.” Il Ministro ha espresso gratitudine al personale del Ministero degli Esteri per l’assistenza fornita in questi giorni.
Mentre si attende il rientro del gruppo finale, continuano a emergere i racconti shock dei 26 italiani già tornati a casa, atterrati tra Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Gli attivisti denunciano trattamenti durissimi subiti nelle carceri israeliane.
Il giornalista di Fanpage, Saverio Tommasi, non usa mezzi termini: “Eravamo trattati come le vecchie scimmie dei peggiori circhi degli anni Venti,” ha raccontato, riferendo di aver ricevuto “botte sulla schiena, tante e in testa.”
Un altro attivista rientrato, Cesare Tofani, ha parlato di “aggressività e odio forti” mostrati dalle guardie, sostenendo: “Ci hanno trattato come trattano i terroristi.” Le testimonianze coincidono con quelle raccolte dal team legale internazionale Adalah, che segue gli oltre 300 attivisti ancora in cella. Gli avvocati denunciano “gravi abusi”: celle sovraffollate, cibo e acqua insufficienti, negazione di farmaci salvavita e maltrattamenti, tra cui l’essere stati bendati e ammanettati per lunghi periodi.
Le denunce si sono intrecciate con quelle riguardanti l’attivista per l’ambiente Greta Thunberg, che avrebbe subito una detenzione in una cella infestata da cimici. Il Ministero degli Esteri israeliano ha però fermamente respinto tutte le accuse di maltrattamenti, definendole “sfacciate menzogne”. Il dicastero ha aggiunto che “tutti i diritti legali dei detenuti sono pienamente tutelati” e ha sottolineato come la stessa Greta e altri detenuti si siano “rifiutati di accelerare la loro espulsione” prolungando la loro permanenza in custodia.
Intanto, la cosiddetta ‘Flotilla bis’ – nove imbarcazioni della ‘Freedom Flotilla coalition’ – prosegue la sua rotta verso Gaza. Tuttavia, due imbarcazioni, la Al Awda e la Ghassan Kanafani, hanno dovuto interrompere il viaggio a causa di avarie e un fermo da parte della polizia portuale greca.