All’indomani degli arrivi di massa nell’enclave spagnola, l’Italia guidata dal ministro Matteo Piantedosi porta al Consiglio europeo la proposta di centri per i rimpatri gestiti in Paesi terzi finanziati dall’Ue. Tra le possibili sedi spuntano Montenegro, Uganda e altri Stati africani e balcanici.
La proposta italiana e il fronte del “Modello Albania”
A seguito dell’emergenza migratoria a Ceuta – che ha visto decine di migliaia di ingressi dal Marocco e un drammatico bilancio di vittime – l’Italia e la Danimarca hanno promosso una lettera firmata da ben 22 Paesi membri per chiedere un’azione comune e un netto rafforzamento delle frontiere esterne.
Al centro dell’iniziativa italiana che verrà presentata al Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’UE:
Hub di rimpatrio extra-UE (Return Hubs): Creazione di centri di permanenza e rimpatrio in Paesi terzi sicuri sul calco del “modello Albania”.
Potenziali Paesi ospitanti: Nella lista preliminare dell’asse italo-danese figurano Paesi balcanici e africani tra cui Montenegro, Uganda, Ghana, Senegal, Tunisia, Ruanda ed Etiopia.
Condizionalità sui dazi (GSP+): L’Italia chiederà un’applicazione stringente delle clausole commerciali, legando le agevolazioni tariffarie per i Paesi in via di sviluppo alla loro reale collaborazione nel riaccogliere i cittadini irregolari.
L’apertura della Commissione e il nodo dei finanziamenti
Da Palazzo Berlaymont arriva una prima cauta apertura. Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen “è pronto a valutare proposte compiute, basate sulla cooperazione strategica con i Paesi partner”.
Il vero scoglio politico ed economico riguarda tuttavia i fondi europei:
- Finanziamento comunitario: Se la maggioranza dei Paesi (19-20 governi) concorda sull’opportunità strategica degli hub, diversi Stati storicamente scettici frenano sull’uso diretto del bilancio Ue per la costruzione e gestione delle strutture. Teleborsa
- I contrari: Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo continuano a manifestare perplessità verso la delocalizzazione delle procedure d’asilo e di rimpatrio.
Tensioni in Spagna e la linea dura di Vox
Mentre a Madrid il governo gestisce le complesse operazioni di rientro dei migranti giunti a Ceuta e la tutela dei minori rimasti sul territorio, il partito della destra spagnola Vox è tornato ad alzare i toni sulla vicenda:
- Vox parla apertamente di una “invasione migratoria” e sollecita la militarizzazione permanente della frontiera con il Marocco.
- Il movimento chiede il blocco totale degli arrivi e misure drastiche di difesa dei confini dell’enclave.