La notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, seppur condizionata alla tregua di 10 giorni in Libano, ha scatenato un’ondata di euforia sui mercati finanziari globali. Il blocco del passaggio, dove transita il 20% del greggio mondiale, aveva alimentato i timori di una crisi energetica e di una recessione globale; la sua rimozione, anche temporanea, ha provocato un’immediata correzione dei prezzi del petrolio e un rally azionario.
L’annuncio di Teheran ha avuto un impatto immediato sulle materie prime e sui listini:
- Petrolio in picchiata: Le quotazioni del greggio sono crollate di oltre il 10% sia a New York (WTI) che a Londra (Brent), scendendo sotto la soglia psicologica dei 90 dollari al barile. Un calo che allenta la pressione inflazionistica globale.
- Rally Azionario: Le Borse europee hanno allungato il passo: Milano (+1,75%), Parigi (+1,95%) e Francoforte (+2,27%) hanno guidato i rialzi. Anche Wall Street ha aperto in forte rialzo, con gli indici principali che guadagnano oltre l’1% e il Dow Jones sopra il 2%.
- Eccezione Asiatica: I listini asiatici hanno chiuso in calo, non avendo potuto beneficiare del tardivo annuncio iraniano.
GIORGETTI DA WASHINGTON: “LO SCENARIO CAMBIA OGNI GIORNO, SERVE SANGUE FREDDO”
Dal summit primaverile del FMI e della Banca Mondiale a Washington, il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato con prudenza l’euforia dei mercati: “Oggi lo scenario volge al bello, ma questo non significa che la situazione sia risolta. L’incertezza resta il tratto dominante. I mercati sono razionali, ma anche irrazionali, ragionano sull’immediato. Dobbiamo avere la razionalità e il sangue freddo per valutare la dinamica di lungo periodo su Italia e Borsa Italiana”.
Giorgetti ha sottolineato che, mentre l’economia USA continua a crescere grazie all’autonomia energetica, l’Europa è molto più vulnerabile. Fonti autorevoli a Washington stimano che ci vorranno almeno 5 anni per ripristinare le infrastrutture energetiche danneggiate nel Medio Oriente una volta concluso il conflitto.
L’ALLARME FMI: RISCHIO RECESSIONE UE E ALT ALLE ACCISE
Nonostante il rally odierno, il Fondo Monetario Internazionale mantiene una postura di estrema cautela sull’Europa. Alfred Kammer, capo del Dipartimento Europeo del FMI, ha lanciato un monito severo:
- Recessione e Inflazione: L’UE potrebbe “sfiorare la recessione”, con un’inflazione vicina al 5%.
- No al Taglio delle Accise: Kammer ha definito “imprudente” il blocco dei prezzi o il taglio delle accise sui carburanti (misura evocata in Italia). Ha precisato che Paesi come Svezia e Danimarca hanno margini di manovra fiscale, “a differenza di Francia e Italia”.
- La replica di Giorgetti: Il ministro italiano ha ammesso che la prospettiva tecnica del FMI ha un senso, ma ha aggiunto che “chi fa politica è chiamato a fare anche altri tipi di valutazione” (riferendosi alla pressione sociale per il caro-vita). Ha comunque apprezzato il riconoscimento del FMI al percorso di risanamento intrapreso dall’Italia, pur definendo la crescita “insoddisfacente”.
BANKITALIA E ISTAT: CONTI IN ORDINE, MA L’INFLAZIONE MORDE
Sul fronte interno, sono arrivate le analisi delle istituzioni italiane:
- Fabio Panetta (Bankitalia): Da Washington ha rassicurato che il sistema bancario italiano è “forte” e i conti sono “in ordine”, ma ha esortato a “non rilassarsi e proseguire sul percorso del risanamento”.
- Istat: Ha lanciato l’allarme inflazione. L’inflazione acquisita a marzo per il 2026 è già al +1,5%. Nell’ipotesi di una dinamica moderata (aumento dello 0,1% mensile), l’inflazione media salirebbe all’1,8%; con una crescita leggermente superiore (+0,2%), toccherebbe il 2,2%, superando il target della BCE.