Un violento scossone investe il comparto industriale italiano. Il colosso svedese degli elettrodomestici, Electrolux, ha annunciato un piano di “revisione organizzativa” che prevede il taglio di circa 1.700 posti di lavoro su un totale di 4.500 dipendenti nel Paese. La misura, che ridimensiona la forza lavoro di oltre un terzo, colpirà trasversalmente tutti i cinque siti produttivi del gruppo.
Il punto più critico del piano è la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nell’anconetano. L’impianto, specializzato nella produzione di cappe aspiranti, impiega attualmente 170 addetti che rischiano ora il posto. Ma i tagli non risparmieranno le altre sedi storiche: Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano) saranno tutte toccate da una razionalizzazione dei volumi produttivi, finalizzata — secondo l’azienda — a concentrare le risorse sulle gamme a maggior valore aggiunto.
Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno reagito duramente, respingendo il progetto e proclamando immediatamente otto ore di sciopero a partire da domani. Daniela Fumarola (Cisl) ha definito la strategia “cinica e antisociale”, mentre Barbara Tibaldi (Fiom Cgil) ha avvertito che i lavoratori non permetteranno quello che definiscono uno “scempio industriale”. La preoccupazione dei rappresentanti dei lavoratori riguarda non solo gli esuberi attuali, ma la tenuta dell’intero distretto dell’elettrodomestico italiano, considerato a rischio scomparsa senza un intervento di sistema.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha dichiarato di seguire la vicenda con la “massima attenzione”. Il dicastero guidato da Adolfo Urso si prepara ad aprire un tavolo di confronto strutturato tra azienda e parti sociali, con l’obiettivo di monitorare la situazione e favorire soluzioni che possano garantire la continuità produttiva e la tutela dell’occupazione.
Nonostante i tagli pesantissimi, Electrolux ha cercato di rassicurare le istituzioni dichiarando che “l’Italia resta un Paese strategico” per il Gruppo. Tuttavia, per i lavoratori e i sindacati, la portata del piano mette seriamente in discussione il futuro della multinazionale svedese nella Penisola.