TRA LE OSSA IN NUNZIATURA UN BACINO DI DONNA FORSE DUE LE PERSONE. MAMMA, ‘VORREI UN CORPO DA PIANGERE’. AL VIA LE ANALISI, RESTI INTERRATI IN LUOGO UMIDO
Le analisi sulle ossa ritrovate nella Nunziatura Vaticana inizieranno a breve, e i resti ‘non sembrano troppo degradati’. Lo afferma Gianni Arcudi, direttore della Medicina legale dell’Universita’ di Roma Tor Vergata, il perito nominato dal Vaticano. ‘Inizieremo nel pomeriggio le analisi, i reperti non sono ancora stati aperti – afferma Arcudi -. Ad un primo esame non sembrano troppo degradati, anche se sono stati interrati in un terreno umido, ma lo sapremo con certezza solo dopo aver pulito le ossa’.
Tra le ossa trovate nella sede della Nunziatura apostolica di via Po a Roma, il bacino di una donna. Ma non e’ esclusa l’ipotesi che possano appartenere a 2 persone diverse. Il rinvenimento fatto da 4 operai: saranno ascoltati per chiarire dinamiche e tempi. La famiglia di Emanuela Orlandi chiede a Procura e Santa Sede di chiarire ‘come mai il ritrovamento e’ stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela o Mirella Gregori’. La mamma di Emanuela: ‘Vorrei un corpo su cui piangere, ma li perdono, giudichera’ Dio. Dovevano cercarla all’inizio’. In una settimana il risultato dell’esame del Dna. La sorella di Mirella Gregori: ‘Spero sia lei’.
La Procura di Roma ha aperto un’indagine dopo il ritrovamento di alcune ossa in un edificio di proprietà del Vaticano, extraterritoriale. I magistrati di piazzale Clodio hanno avviato degli accertamenti tecnici per capire se i resti siano compatibili con il Dna di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, due 16enni scomparse a Roma nel 1983.Anche in Vaticano, si apprende, ci sono accertamenti per capire a che epoca, a che sesso e a che età appartengono le ossa.
Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, che oggi avrebbe 50 anni, era figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, e’ scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno 1983 all’eta’ di 15 anni, diventando uno dei casi piu’ oscuri della storia italiana. La giovane frequentava una scuola di musica a piazza Santa Apollinare a Roma, in territorio Vaticano. Il 6 maggio 2016 la Cassazione aveva confermato l’archiviazione dell’inchiesta. A maggio del 1983 era scomparsa un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, figlia dei titolari di un bar di via Volturno, studentessa. Mirella non conosceva Emanuela, ne’ le due ragazze avevano frequentazioni in comune. Anche questo caso resta avvolto nel mistero.
Villa Giorgina, nel quartiere Pinciano, a Roma, e’ la sede della nunziatura apostolica in Italia. Il parco circostante occupa un’area di 20.000 metri quadrati ed e’ delimitato da un muro di cinta lungo via Po, via Salaria, largo Ponchielli, via Peri e via Caccini. L’edificio non e’ aperto al pubblico. L’edificio in stile neoclassico fu costruito nel 1920 dall’architetto Clemente Busiri Vici. La costruzione mostra anche reminiscenze del XVII e XVIII secolo, con largo uso di materiale architettonico dell’antichita’. Il portale dell’ingresso proviene da Villa Doria Pamphilj e riporta l’iscrizione latina “Inter Sidereos Roma Recepta Polos”, tratta dal poema “De reditu suo” di Claudio Rutilio Namaziano del V secolo. Il parco e’ occupato da piante quali cedri, palme, pini romani, accompagnate da numerose fontane. Dopo la firma dei Patti Lateranensi nel 1929, la prima sede della nunziatura della Santa Sede in Italia fu una villa lungo via Nomentana, oggi occupata dall’ambasciata libica. La sede attuale fu donata da Isaia Levi, industriale torinese e senatore, che si converti’ al cattolicesimo e lascio’ in eredita’ la propria residenza romana a Pio XII nel 1949, riconoscente per essersi salvato dalle persecuzioni razziali grazie all’opera del papa. Dieci anni dopo papa Giovanni XXIII sposto’ gli uffici della nunziatura nella sede attuale. La villa e’ descritta da Alberto Moravia ne “Gli indifferenti”, quando all’epoca era nota come Villa Levi, e si trovava di fronte alla residenza dello scrittore durante gli anni della sua infanzia. Tanti i nunzi che si sono succeduti nella storia della villa; tra quelli presenti all’epoca del rapimento di Emanuela Orlandi, anche l’arcivescovo Romolo Carboni.
“Il 2012 fu segnato da un fatto rilevante. In quel periodo si parlava dell’apertura della tomba di De Pedis a Sant’Apollinare e l’allora Procuratore della Repubblica, Capaldo, dopo essere stato contattato dal Vaticano, si reco’ ad incontrare un autorevole prelato per una sorta di trattativa sul caso Orlandi”. Lo racconta Pietro Orlandi, il fratello della ragazza scomparsa 35 anni, intervistato dal Messaggero: “Forse il termine trattativa e’ eccessivo, non saprei, tuttavia quell’incontro fu illuminante visto che servi’ a dimostrare che il Vaticano era finalmente disposto a fornire notizie e carte ai magistrati su Emanuela, mia sorella. In cambio il prelato invito’ ad avere un atteggiamento meno duro nell’inchiesta in corso. In pratica chiedeva aiuto alla magistratura per arrivare ad una soluzione del caso Orlandi danneggiando il meno possibile l’immagine della Santa Sede”. Dice di non sapere di chi si trattasse, ma che fu lo stesso Capaldo a parlargliene, ed era “qualcuno al vertice”. Perche’ lei e’ tanto convinto che vi siano carte conservate in qualche archivio? “Se lo ricorda Paoletto? Fu lui a dirmi di avere visto su una scrivania un dossier spillato con su scritto: Rapporto Emanuela Orlandi. Difficile che fosse solo una raccolta di articoli di giornale come hanno cercato di spiegare successivamente”. Secondo Orlandi, “il nome di Emanuela e’ ancora un tabu'” e “la cappa di silenzio va avanti da 35 anni. Pensi che la mia famiglia non e’ mai stata ricevuta ne’ da Benedetto XVI, ne’ da Papa Francesco. Solo mia mamma ha potuto avere un incontro veloce con Francesco, ma da sola, senza nessun altro”.(