Si è interrotta bruscamente la fragile tregua in Medio Oriente. In seguito al vertice alla Casa Bianca tra il Presidente statunitense Donald Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’Iran ha sferrato un attacco a sorpresa contro una base militare americana in Giordania e ha sequestrato tre petroliere nello Stretto di Hormuz.
In risposta, le forze aeree di Stati Uniti ed Arabia Saudita hanno condotto raid congiunti in Iraq contro le milizie filoiraniane, provocando un immediato ed energico balzo dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali.
1. La ripresa delle ostilità: raid in Giordania, sequestri a Hormuz e ritorsione in Iraq
L’improvviso picco di tensione ha spazzato via i margini negoziali emersi nei giorni precedenti:
- Attacco alla base USA e intercettazioni: Teheran ha lanciato un’offensiva missilistica a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Giordania. Il Comando Centrale USA (Centcom) ha comunicato di aver intercettato i vettori iraniani.
- Sequestri nello Stretto di Hormuz: I Pasdaran iraniani, tramite l’agenzia Tasnim, hanno reso noto il blitz con il blocco e il sequestro di tre petroliere in transito nello stretto. Contestualmente, i ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro una nave cisterna saudita nel Mar Rosso.
- Raid congiunto USA-Arabia Saudita in Iraq: Caccia americani e sauditi hanno bombardato diversi depositi d’armi e siti logistici delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) nell’Iraq orientale. Le milizie filoiraniane hanno confermato di aver subito numerose vittime e ingenti danni materiali.
2. Il vertice Trump-Netanyahu e la visita di Zelensky
Mentre si consumava l’escalation militare, la diplomazia di Washington è stata teatro di importanti incontri bilaterali:
- Intesa USA-Israele sul dossier nucleare: Al termine di un colloquio di un’ora e mezza alla Casa Bianca, Netanyahu ha definito l’incontro “eccellente”, ribadendo il totale allineamento con Washington sull’obiettivo prioritario: “Garantire che l’Iran non acquisisca l’arma atomica”. Nonostante la linea comune, persistono sfumature tattiche, evidenziate dalla mancata partecipazione di Israele all’ultima tornata di raid nell’area.
- I colloqui con Zelensky e i sistemi Patriot: Nella stessa giornata, Donald Trump ha ricevuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Al centro del confronto, le licenze per la produzione congiunta di intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. Zelensky ha espresso fiducia sulle sorti del conflitto nell’Est Europa, affermando che “l’iniziativa della guerra non è più nelle mani di Putin”.
3. Schizzano i prezzi del greggio sui mercati
Il riaccendersi dello scontro nell’area del Golfo Persico ha contagiato immediatamente i listini energetici, invertendo il trend ribassista dell’inizio della settimana:
- Fiammata dei prezzi: Le quotazioni del greggio hanno registrato impennate superiori al 4%. Il WTI è risalito fino a quota 82,43 dollari al barile, mentre il Brent ha superato nuovamente la soglia degli 87,57 dollari.
- Timori sui rifornimenti: L’azione coordinata tra i sequestri di Teheran a Hormuz e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso ripropone l’incubo di un blocco delle rotte commerciali di idrocarburi, alimentando nuove pressioni inflazionistiche a livello globale.