La tensione nel Medio Oriente ha raggiunto un nuovo, pericoloso picco. Mentre a Islamabad dovrebbero riprendere oggi i negoziati disperati per salvare la tregua di 15 giorni (in scadenza domani), le acque del Golfo dell’Oman sono diventate il teatro di uno scontro navale diretto. Gli Stati Uniti hanno colpito e sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana, la Touska, accusandola di aver tentato di forzare il blocco navale imposto il 13 aprile. Teheran ha reagito duramente, definendo l’operazione un “atto di pirateria armata” e promettendo immediate ritorsioni.
L’annuncio del sequestro è arrivato direttamente da Donald Trump sul suo social Truth, confermando la linea della “massima pressione” militare proprio mentre inviava la sua delegazione a Islamabad. Secondo il Comando Centrale degli USA (Centcom), la Touska ha ignorato ripetuti avvertimenti per un periodo di sei ore. Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance ha quindi aperto il fuoco, colpendo e disabilitando il sistema di propulsione (sala macchine) della nave.
Un filmato notturno diffuso da Centcom mostra i Marines della USS Tripoli che si calano da elicotteri sul ponte della Touska per assumerne il pieno controllo. La nave “rimane sotto la custodia degli Stati Uniti”.
Questa operazione non è isolata: le forze USA hanno già respinto o dirottato 25 navi mercantili verso i porti di origine dall’inizio del blocco. Tuttavia, il sequestro della Touska rappresenta un salto di qualità nel confronto, incidendo direttamente sulla sovranità logistica iraniana.
La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere. Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha condannato l’operazione criminale: “Gli Stati Uniti, aggressori, hanno violato il cessate il fuoco e commesso atti di pirateria marittima sparando contro una nave mercantile iraniana e sbarcando sul ponte alcuni dei loro marine terroristi. Avvertiamo che le forze armate risponderanno presto a questa pirateria armata e alla rappresaglia dell’esercito statunitense”. L’Iran accusa Washington di aver violato la tregua di due settimane in vigore dall’8 aprile.
Il sequestro della Touska trasforma il lunedì di dialogo a Islamabad in un paradosso diplomatico. Mentre Trump invia la sua delegazione (Vance, Kushner, Witkoff) verso una sedia vuota (Teheran ha ribadito che non parteciperà se non verrà revocato il blocco navale), l’escalation navale sposta il baricentro della crisi dalle trattative alle acque di Hormuz. L’incoerenza di Trump, che alterna annunci di accordi “quasi conclusi” a minacce di distruzione totale (bombardare centrali e ponti), offre a Teheran insperati vantaggi tattici. La Repubblica Islamica interpreta questa fretta come una debolezza, alzando la posta e utilizzando l’assenza come un’arma diplomatica. Con la scadenza del cessate il fuoco ormai imminente, il “dialogo tra sordi” sembra destinato a lasciare il posto a una nuova, più violenta fase del conflitto.