Il conflitto entra in una fase di scontro frontale diretto e di emergenza energetica globale. Mentre Teheran trema sotto nuovi bombardamenti, l’Italia e la Francia iniziano il ripiegamento dei propri contingenti dopo l’attacco deliberato alla base di Erbil.
Nuovi raid israelo-statunitensi hanno scosso il cuore dell’Iran. Testimoni riferiscono di esplosioni così potenti da far tremare le abitazioni nell’intera area metropolitana di Teheran. La risposta politica è arrivata tramite la TV di Stato: la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha giurato vendetta in un messaggio letto da una speaker. Khamenei, la cui salute rimane un mistero (non è apparso in video), ha ordinato di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz e ha intimato ai Paesi arabi di smantellare le basi USA.
Il blocco di Hormuz e la posa di mine iraniane hanno fatto schizzare il prezzo del petrolio a 100 dollari al barile. Per evitare il collasso economico, Washington ha varato una misura eccezionale:
Gli USA hanno autorizzato temporaneamente l’acquisto di greggio russo attualmente bloccato in mare per compensare il crollo della produzione nel Golfo.
Non è stato un errore, ma un “attacco deliberato”. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha alzato il livello della protesta diplomatica dopo il raid che ha colpito la base di Erbil.
I 141 militari italiani saranno spostati in tempi brevissimi per sottrarli al rischio delle bombe. “Inutile lasciarli lì”, ha confermato il Ministro Tajani, annunciando anche il taglio del personale diplomatico a Baghdad ed Erbil.
Il comandante Pizzotti rassicura: “Siamo stanchi, ma il morale è alto”. Il drone ha causato solo danni materiali.
Se l’Italia piange danni materiali, la Francia piange una vittima. Il Presidente Macron ha annunciato la morte del maresciallo Arnaud Frion a Erbil. “Un attacco inaccettabile”, ha dichiarato l’Eliseo. Gruppi filo-iraniani hanno già minacciato di colpire ogni interesse francese nella regione.
Dopo i durissimi scontri dei giorni scorsi, la gravità dell’attacco alla base di Erbil ha imposto un ritorno formale al dialogo: Giorgia Meloni ha chiamato Elly Schlein e gli altri leader dell’opposizione per un aggiornamento sulla sicurezza dei militari. La Premier ha promesso un canale di comunicazione costante: “Ci aggiorneremo ogni volta che sarà necessario”. Resta lo scontro di fondo, ma la gestione del rientro dei 141 soldati sembra aver temporaneamente congelato la “lotta nel fango” denunciata dalle minoranze.