Un finale convulso ha segnato la presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, all’Europe Gulf Forum di Navarino, nel Peloponneso. Mentre i lavori del summit blindato affrontavano i nodi della “policrisi” globale e dello stallo nello Stretto di Hormuz, le notizie della folle corsa dell’auto sulle folle a Modena hanno scosso la delegazione italiana. La premier ha avviato una fitta rete di contatti telefonici con il ministro Piantedosi e con il sindaco della città emiliana prima di annunciare il cambio di programma istituzionale: cancellata la successiva tappa a Cipro per rientrare d’urgenza in Italia e recarsi sul luogo della tragedia insieme al Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Il monito sull’Iran: “Hormuz riapra senza pedaggi e ricatti” Prima che la cronaca interna imponesse il rientro, Meloni ha tenuto uno degli interventi introduttivi del Forum davanti a una platea di trenta leader mondiali e vertici della finanza globale — tra cui Christine Lagarde (Bce), Kristalina Georgieva (Fmi), il vicepremier britannico David Lammy e Tony Blair — riuniti insieme ai capi di governo dei Paesi del Golfo per sbloccare l’impasse economica marittima.
Commentando le indiscrezioni di Teheran su presunte trattative bilaterali con alcune cancellerie europee, fonti governative hanno tassativamente smentito un coinvolgimento di Roma. Meloni ha tracciato una linea invalicabile:
- No alle armi nucleari: L’Iran non deve in alcun modo dotarsi dell’arma atomica.
- Libera navigazione: La riapertura dello Stretto di Hormuz deve avvenire “senza pedaggi o restrizioni discriminatorie”, bocciando di fatto il piano di tassazione annunciato dai pasdaran.
- L’impegno militare: L’Italia si è detta pronta a fare la sua parte inviando assetti navali a tutela della sicurezza non appena si definirà un quadro internazionale stabile, sulla scia delle missioni Aspides e Atalanta.
A margine del vertice, la premier ha avuto anche un bilaterale con il primo ministro del Kuwait, Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Sabah, esprimendo solidarietà per gli attacchi iraniani e promettendo una visita ufficiale nei prossimi mesi.
Migranti: l’Europa sposa la linea italiana e promuove il “modello Albania” L’altro grande successo rivendicato dalla premier a Navarino riguarda il dossier migratorio, affrontato in un vertice a quattro con i leader di Grecia (Mitsotakis), Cipro (Christodoulidis) e Malta (Abela, collegato da remoto). I quattro Paesi di primo approdo hanno firmato una dichiarazione congiunta per prevenire un’ondata di profughi simile a quella del 2015 a causa dei conflitti in Medio Oriente, fissando un vertice tra i rispettivi ministri dell’Interno a Roma per il prossimo 17 giugno.
Nel testo, i leader hanno celebrato il recepimento delle proprie istanze nella “Dichiarazione di Chisinau” del Consiglio d’Europa. “Viene finalmente riconosciuta la legittimità per le nazioni di adottare soluzioni innovative nella gestione dei flussi, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi sul modello che l’Italia ha avviato in Albania“, ha evidenziato con soddisfazione Meloni, aggiungendo: “La gestione ordinata e rigorosa portata avanti dal nostro governo è ormai diventata ufficialmente l’approccio di tutta Europa”.