Resta ad altissima tensione l’asse tra Roma e Bruxelles dopo il duro affondo di Giorgia Meloni contro il “gigante burocratico” europeo dal palco di Confindustria. Dietro le quinte dei palazzi comunitari, tuttavia, le direzioni generali della Commissione UE continuano a lavorare sulla risposta ufficiale alla lettera di flessibilità inviata da Palazzo Chigi, ma i margini di manovra per l’Italia appaiono strettissimi.
La data chiave per il verdetto europeo è già fissata: mercoledì 3 giugno, giorno in cui verrà presentato il pacchetto di primavera del Semestre Europeo, occasione nella quale l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen formulerà, nei contenuti, la prima vera risposta alle richieste italiane.
La strategia di Bruxelles: i due binari per i fondi
Nonostante le pressioni di Palazzo Chigi per estendere i margini di flessibilità della difesa anche agli investimenti energetici per contrastare il blocco dello Stretto di Hormuz, la Commissione Europea non intende derogare ai propri principi di stabilità. I tecnici dell’Ue si muoveranno esclusivamente su due binari già tracciati, escludendo la possibilità di fare nuovo debito strutturale:
- Fondi di Coesione: Palazzo Berlaymont potrebbe concedere ai 27 Stati membri la possibilità di rimodulare ulteriormente le destinazioni dei fondi comunitari ordinari, dando la priorità assoluta ai settori industriali più colpiti dalla crisi energetica.
- Pnrr e scadenze lampo: Per i Piani nazionali di ripresa e resilienza l’indicazione è perentoria. I governi hanno tempo solo fino al 31 maggio per presentare le ultimissime modifiche in corsa ammissibili dalla Commissione.
A Bruxelles circola l’ipotesi di concedere una deroga eccezionale di un solo anno per interventi mirati esclusivamente all’indipendenza energetica. Tuttavia, qualsiasi allargamento dei cordoni della borsa richiederebbe un placet politico unanime degli Stati membri che, al momento, appare decisamente lontano. La priorità assoluta dell’Ue resta una: le misure anti-crisi devono essere temporanee e mirate, per evitare di drogare il mercato e far impennare ulteriormente i prezzi.
Le opposizioni in trincea: «Un attacco ipocrita»
In Italia, le dichiarazioni della premier hanno ricompattato il fronte delle opposizioni, che accusano Giorgia Meloni di utilizzare l’Europa come un paravento per nascondere le difficoltà economiche interne, in un clima ormai da campagna elettorale permanente.
Elly Schlein (Segretaria PD): «Tranne quando celebra se stessa per il record di durata del suo esecutivo, la Presidente del Consiglio sembra dimenticare spesso che da 4 anni è al potere in Italia e in Europa, assieme peraltro a una larga maggioranza di governi di destra. Non può recitare la parte dell’opposizione a Bruxelles».
Dello stesso tenore l’attacco di Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che liquida la strategia di Palazzo Chigi con parole nette: «Meloni è un disco rotto: ha fallito sulla crescita e ora dà la colpa all’Unione Europea».
Dal Movimento 5 Stelle, il vicepresidente Mario Turco sposta l’attenzione sulla platea degli industriali: «Quello del capo del governo davanti a Confindustria è stato un attacco puramente ipocrita all’Ue. Gli imprenditori italiani sono stati ingannati da promesse che sanno di non poter mantenere».