Mentre la diplomazia tenta faticosamente di riaprire lo Stretto di Hormuz, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha presentato un rapporto shock sull’impatto economico della crisi energetica. I numeri consegnati ai ministri dell’Eurozona fotografano un’Europa che barcolla sotto il peso del caro-petrolio, con l’Italia tra i Paesi più esposti.
Secondo le stime del Fondo, l’erosione del potere d’acquisto causata dal blocco navale e dalle tensioni in Medio Oriente sarà pesantissima. La forbice dei costi per il 2026 è stata calcolata con precisione:
- Media UE: da 375 euro (scenario base) a 1.750 euro (scenario peggiore).
- Italia: da 450 euro nello scenario base fino a 2.270 euro in caso di ulteriore escalation.
Il petrolio è diventato il “vero termometro dell’economia globale”. Sebbene il prezzo del gas sia più contenuto rispetto alla crisi di quattro anni fa, il greggio sta seguendo traiettorie vicine allo “scenario avverso”, trascinando al rialzo l’inflazione (attesa al 2,6%) e frenando la crescita dell’Eurozona all’1,1%.
Nonostante l’allarme, l’FMI e Bruxelles restano rigidi sulle politiche di bilancio, inviando un messaggio chiaro al governo italiano:
- Sostegni mirati: Gli aiuti devono essere “temporanei e selettivi”, rivolti solo alle fasce più vulnerabili per non distorcere i prezzi e non alimentare il debito.
- Consolidamento fiscale: Per i Paesi ad alto debito come l’Italia, il “consolidamento” resta la priorità assoluta per evitare l’allargamento degli spread e la fuga dei mercati.
- No ai tagli delle accise: L’FMI critica i governi che sono intervenuti abbassando le tasse sui carburanti, definendo queste misure un ostacolo alla transizione energetica e al risparmio.
L’unica nota di apertura verso una risposta comune europea riguarda la proposta del presidente francese Emmanuel Macron di rifinanziare il debito del Recovery Fund. L’FMI definisce questa una “buona opzione” per finanziare beni pubblici europei come:
- Difesa comune
- Indipendenza energetica
- Ricerca e innovazione
Rischio recessione
I vicedirettori del dipartimento europeo del Fondo, Helge Berger e Oya Celasun, hanno avvertito che l’incertezza è ormai la “nuova normalità”. Senza una rapida risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz — dove Trump ha appena annunciato una “breve sospensione” delle operazioni militari — il club dell’euro rischia di scivolare in una recessione guidata dal crollo degli investimenti privati e dall’aumento dei costi del credito.
In questo contesto, il G7 del Commercio di oggi a Parigi e l’incontro tra Rubio e il Papa di domani assumono una valenza non solo diplomatica, ma vitale per la tenuta dei portafogli dei cittadini europei.