Il passaggio di consegne al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi segna una svolta profonda per Forza Italia, non solo per il cambio di leadership a Palazzo Madama, ma per il ritorno della “famiglia” nelle dinamiche del partito.
L’assemblea del gruppo azzurro è durata appena 20 minuti: un voto per acclamazione che ha formalizzato una decisione presa sotto la pressione di una lettera firmata da 14 senatori su 20. Tra i firmatari spiccano i ministri Zangrillo e Casellati, segno che la sfiducia a Gasparri non era un semplice malumore di corridoio, ma una manovra orchestrata ai vertici.
Il ruolo di Marina Berlusconi: La presidente di Fininvest ha espresso “grande stima” per Stefania Craxi, sottolineando la necessità di aprire la classe dirigente. Fonti vicine ad Arcore leggono questa mossa come la volontà di consolidare un nucleo di “fedelissimi ai valori del Cavaliere” in vista delle prossime Politiche.
L’avvicendamento a Palazzo Madama, avvenuto a soli tre giorni dallo shock del referendum sulla giustizia, segna l’inizio di una nuova fase per il partito fondato da Silvio Berlusconi. Nonostante i tentativi di definire l’operazione come “ordinaria amministrazione”, gli equilibri interni raccontano una storia diversa.
Il fattore Marina: ambienti vicini alla presidente di Fininvest confermano che la scelta di una donna alla guida dei senatori porta la sua firma ideale. Marina Berlusconi preme da tempo per un’apertura della classe dirigente azzurra e la stima per Stefania Craxi — definita “storica” e speculare a quella che legava i rispettivi padri (Silvio e Bettino) — è stata il motore del cambio.
Le ragioni della fronda: Oltre alla sconfitta referendaria (bruciante soprattutto nelle regioni governate da FI), a far precipitare le cose è stata l’opposizione di Licia Ronzulli e della ministra Casellati alla strategia dei “congressi regionali” proposta da Tajani. La parola d’ordine dei dissidenti è: temi e rinnovamento, non tessere e apparati.
Se al Senato la sostituzione è stata fulminea, alla Camera la situazione è ben diversa. Il Segretario Nazionale Antonio Tajani ha tracciato una “linea del Piave” attorno all’altro capogruppo, Paolo Barelli. Il leader azzurro si è detto pronto alle dimissioni immediate da Segretario qualora venisse messo in discussione Barelli.
Sui social, Tajani tenta di minimizzare la crisi parlando di un “partito vivo che non ha paura della democrazia”, ma l’avvicendamento Gasparri-Craxi è visto dai decani come un chiaro “avviso ai naviganti” alla sua leadership.
La neo-capogruppo, 65 anni, ha tentato di stemperare i toni con ironia, pur confermando il legame storico tra la sua famiglia e quella di Berlusconi: “Non sono un’appassionata giovanilista, credo nelle quote grigie. Fare il capogruppo è logorante, Gasparri ha rassegnato le dimissioni e il gruppo mi ha eletto. La stima di Marina? Ricambiata, era lo stesso sentimento che nutrivano i nostri genitori.”