Archiviate le giacche extralarge in stile David Byrne che hanno conquistato la critica all’ultimo Festival di Sanremo, Filippo Uttinacci – in arte Fulminacci – torna a vestire i panni del ventottenne romano per presentare il suo nuovo progetto, Calcinacci. Un titolo che è insieme un bilancio e una promessa: l’album, in uscita oggi, nasce dalle macerie di una vita privata andata in frantumi un anno e mezzo fa e segna l’inizio di una “ristrutturazione” emotiva e artistica.
Un disco nato tra le mura di casa
Prodotto da Golden Years e arricchito dalle collaborazioni con Franco126 e Tutti Fenomeni, Calcinacci è il primo lavoro che il cantautore ha registrato interamente nella sua Roma, lontano dai ritmi frenetici di Milano. «È la cosa più vicina a un concept album che io abbia mai fatto», spiega Fulminacci in una saletta del cinema Adriano, mentre fuori decine di fan attendono la proiezione del mediometraggio omonimo che accompagna il disco. «I calcinacci si trovano dove qualcosa è stato distrutto, ma anche dove si ricomincia a costruire. Per me questo lavoro è stato una terapia».
Il rapporto con l’ansia e il successo
Il successo sanremese, coronato dal Premio della Critica per il brano Stupida Sfortuna, ha consegnato al pubblico un artista più consapevole. Fulminacci non nasconde le fragilità del passato, inclusi gli attacchi di panico vissuti sul palco: «Tendo all’ansia, ma oggi ho accettato l’ipotesi dell’errore. Ho meno da dimostrare e sono più tranquillo, anche perché a farmi paura non è il lavoro, ma la vita di tutti i giorni». Nonostante il ruolo di “sex symbol” che gli viene ironicamente attribuito, il cantautore resta ancorato alla sua dimensione quotidiana, protetto dalla famiglia e dagli amici di sempre.
Tra musica, cinema e politica
L’universo di Calcinacci si espande anche sul grande schermo con un mediometraggio che vede la partecipazione di attori come Pietro Sermonti e Francesco Montanari. Ma è la politica a essere entrata inaspettatamente nel suo mondo: le parole del suo brano sanremese sono state infatti citate da Matteo Renzi in una polemica contro Giorgia Meloni sul prossimo referendum.
«Mi ha fatto ridere, ma non commento», taglia corto l’artista. Sul voto del 22 e 23 marzo, Fulminacci esprime la confusione di una generazione: «Andrò a votare, ma mi sento preso in giro. Si fa leva su troppi punti diversi. Voterò, ma sarà il voto di una persona non preparata».
Il futuro: i palasport e il Primo Maggio
Il percorso di “ricostruzione” troverà la sua massima espressione live dal 9 aprile, quando il tour partirà proprio da Roma per toccare i principali palasport italiani. E per il futuro? C’è l’auspicio di un ritorno sul palco del Concertone del Primo Maggio: «Maggio sarebbe il mio unico mese di vacanza, ma per l’evento di Piazza San Giovanni mi piacerebbe esserci».