L’operazione militare in Iran corre veloce e potrebbe concludersi molto prima del previsto. Al termine del vertice dei ministri degli Esteri del G7, svoltosi nell’Abbazia di Parigi di Vaux-de-Cernay, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha tracciato un cronoprogramma ottimistico: “Siamo in anticipo sulla tabella di marcia. Prevediamo di chiudere la partita nel giro di poche settimane, non mesi”.
Nonostante il clima di apparente unità, il vertice ha messo a nudo le frizioni tra Washington e i partner europei. In una dichiarazione congiunta, i Sette hanno chiesto lo stop immediato ai raid contro i civili e le sedi diplomatiche, sottolineando che “non esiste alcuna giustificazione” per tali attacchi. Ma dietro la diplomazia di facciata, i nervi restano tesi.
IL TENSIONAMENTO USA-UE E LO SPETTRO UCRAINO Fonti diplomatiche confermano un momento di forte attrito tra Rubio e l’Alta rappresentante UE, Kaja Kallas. Il timore dei governi europei è che gli Stati Uniti, per sostenere lo sforzo bellico nel Golfo, stiano dirottando armi e risorse inizialmente destinate all’Ucraina (nell’ambito del programma Purl). Una preoccupazione che Rubio non ha smentito, anzi ha alimentato evocando la dottrina “America First”: “Sono armi nostre. Se servono agli interessi degli Stati Uniti, saranno usate per gli Stati Uniti”.
Il Segretario di Stato ha inoltre lanciato una frecciata agli alleati, ricordando il massiccio contributo americano in Ucraina e lamentando una scarsa reciprocità: “Le critiche dei partner le leggo sui giornali, ma di persona mi ringraziano solo per quello che facciamo”.

HORMUZ E IL RUOLO DELL’ITALIA Chiusa la fase dei bombardamenti, la sfida principale riguarderà lo Stretto di Hormuz. Rubio ha definito “inaccettabile e illegale” qualsiasi limitazione alla navigazione da parte di Teheran, invocando un piano globale per mantenere aperta la rotta commerciale. Washington si dice pronta a partecipare a una coalizione internazionale, ma spinge affinché siano altri Paesi a prendere la guida dell’iniziativa.
In questo scenario, l’Italia conferma il proprio impegno in prima linea. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la necessità di una rapida de-escalation per proteggere l’economia nazionale, colpita dalle turbolenze nell’area. “Siamo già attivi con le missioni Aspides e Atalanta”, ha dichiarato Tajani, assicurando che l’Italia farà ogni sforzo per garantire la sicurezza dei passaggi marittimi e delle rotte commerciali nel Golfo e nel Mar Rosso.