È scattato oggi il divieto di accesso e operatività nella Striscia di Gaza per 37 organizzazioni non governative internazionali. La decisione del governo israeliano arriva dopo la scadenza dei dieci mesi concessi alle ONG per adeguarsi alle nuove “normative di sicurezza e trasparenza”.
Secondo il Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora, le organizzazioni coinvolte non avrebbero fornito i dati identificativi completi dei propri dipendenti palestinesi operanti nell’enclave. “Le licenze vengono sospese a chi non rispetta gli standard richiesti”, ha chiarito il portavoce Gilad Zwick. Mentre il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si trovava a Mar-a-Lago come ospite di Donald Trump per i festeggiamenti di Capodanno, le Nazioni Unite hanno espresso profonda preoccupazione: il blocco rischia di paralizzare definitivamente l’assistenza umanitaria in una regione già allo stremo.
Al centro dello scontro c’è la richiesta, formulata da Israele lo scorso marzo, di ottenere piena visibilità sui profili dei dipendenti locali delle ONG, misura volta, secondo Tel Aviv, a prevenire infiltrazioni.
L’annuncio è giunto in coincidenza con un importante appuntamento diplomatico e d’immagine: l’incontro a Mar-a-Lago tra Netanyahu e Trump. La coincidenza temporale sottolinea la linea dura di Gerusalemme sulla gestione del conflitto e dei suoi attori collaterali. Le organizzazioni internazionali lamentano tuttavia che le richieste di Israele violano la protezione del personale umanitario e la neutralità delle operazioni. Per l’ONU, l’allontanamento di queste organizzazioni equivale a una condanna per migliaia di civili che dipendono esclusivamente da quegli aiuti.