A meno di una settimana dal voto sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue la campagna referendaria è ferma, in un Paese sconvolto per la brutale uccisione della deputata laburista filoeuropea Jo Cox. La 41enne madre di due bambini piccoli è stata uccisa a spari e coltellate in mezzo a una strada in un villaggio della sua circoscrizione elettorale nel nord dell’inghilterra, provocando un enorme ondata di sgomento. Ieri sera centinaia di persone si sono raccolte nella chiesa di Saint Peter di Birstall per una veglia in memoria. Nello stesso momento a Londra in centinaia si sono riuniti davanti a Westminster, tra cui il leader del partito laburista Jeremy Corbyn e molti deputati del partito in lacrime. L’assassinio ha provocato l’immediata sospensione della campagna per il referendum del 23 giugno, che non riprenderà prima del weekend.
Le bandiere di Buckingham Palace, del parlamento e del 10 di Downing Street, residenza ufficiale dei premier, sono a mezz’asta in segno di lutto per Cox, primo deputato ucciso dal 1990, quando Ian Gow fu trucidato dall’Ira. L’omicida Thomas Mair, residente di Birstall con un passato di problemi psichici, ha gridato “Britain first” (“Prima la Gran Bretagna”) e i media si interrogano sui suoi motivi, mentre alcuni chiamano in causa il clima aggressivo della campagna per il referendum. Il Guardian denuncia “un tono brutale che alimenta le divisioni” e definisce l’assassinio “un attacco contro l’umanità, l’idealismo, la democrazia”. Il marito Brendan Cox, ricordando la moglie uccisa ha chiesto che “ci uniamo tutti per combattere l’odio che l’ha uccisa”. Lo Spectator incolpa senza mezzi termini il tenore della campagna del campo del “Leave”, favorevole all’uscita di Londra dall’Unione. Il leader del partito eurofobo Ukip “Nigel Farage non è responsabile della morte di Jo Cox. Nè lo sono i membri della campagna “Leave”. Ma sono responsabili del modo in cui è stata condotta la loro campagna” scrive la rivista. “Quando si incoraggia la rabbia, non si può fingere di sorprendersi quando la gente si arrabbia”.
Secondo il Southern Poverty Law Centre, un gruppo americano di difesa dei diritti civili, il presunto omicida è “un fervente sostenitore” di un gruppo neonazista con sede negli Stati uniti. Tommy Mair avrebbe speso più di 620 dollari nelle opere della National Alliance, gruppo che propugna un Paese popolato esclusivamente da bianchi e l’eliminazione degli ebrei. “Faccio fatica a crederci, mio fratello non è violento e non è per nulla politicizzato” ha detto al Daily Telegraph, Scott Mair, il fratello. “Ha dei precedenti di malattia mentale, ma si è fatto aiutare”. Attivista per la causa dei rifugiati, Jo Cox, che i quotidiani definiscono una “stella nascente” del labour, aveva sempre fatto l’elogio della diversità. Per tre mesi aveva ricevuto minacce e le aveva denunciate la polizia, ma l’uomo incriminato per questi fatti non è l’omicida, ha detto la polizia. Su Twitter, Alastair Campbell, consigliere dell’ex premier Tony Blair, ha attaccato un parte della stampa: “I giornali che alimentano l’odio e la rabbia verso i politici (…) ora preparano un bel necrologio di Jo Cox”,ha scritto. Il premier David Cameron ha parlato di “tragedia”. “Quel che è successo va oltre l’orrore” ha detto Corbyn. La morte di Cox è piombata come un macigno sulla campagna per il voto del 23 giugno, mentre gli ultimi sondaggi mostrano che la Brexit è in vantaggio e provocano il nervosismo dei mercati e la preoccupazione di Bruxelles. Stamani la sterlina è in recupero, così come la borsa di Londra: i mercati, sempre cinici, si sono convinti che l’omicidio della deputata e la sospensione della campagna aiuteranno il campo del “Remain”, favorevole alla permanenza nella Ue.