Il senatore di Fratelli d’Italia fa marcia indietro sulla Manovra, ma promette un testo per “adeguare la riduzione del servizio alla reale adesione” sindacale. Netta condanna di Rifondazione Comunista: “Assalto alla democrazia”.
Si ritira dalla Legge di Bilancio l’emendamento di Fratelli d’Italia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, ma il tema è tutt’altro che chiuso. L’emendamento prevedeva l’obbligo per i lavoratori di aderire 7 giorni prima per iscritto agli scioperi.
Il senatore Matteo Gelmetti (FdI) ha annunciato di aver ritirato la proposta, ma solo per presentare un successivo e più articolato Disegno di Legge (DDL), ritenendo la Manovra non adatta a una discussione così complessa.
Gelmetti ha motivato la sua iniziativa denunciando una “stortura” normativa: “Oggi il solo annuncio di uno sciopero, anche da parte di una sigla sindacale minore, comporta che le aziende di trasporto siano costrette a ridurre del 50 per cento il servizio,” indipendentemente dalla reale partecipazione.
Secondo il senatore, ciò provoca “grandissimi disagi per gli utenti” anche a fronte di “adesioni sindacali irrisorie,” configurando un “fenomeno di dumping degli scioperi” che penalizza solo i cittadini, non le aziende (essendo il trasporto pubblico finanziato dallo Stato).
L’obiettivo del futuro DDL sarĂ “introdurre un meccanismo che garantisca un equilibrio tra la riduzione del servizio e la reale adesione agli scioperi,” mantenendo il “pieno rispetto del legittimo diritto dei lavoratori”.
Il ritiro dell’emendamento è stato accolto con soddisfazione, ma anche con ferma condanna per la sua stessa presentazione, da parte dell’opposizione di sinistra. Giovanni Barbera, della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista (PRC), ha parlato di “ennesimo assalto della destra alla democrazia”.
“L’Italia ha giĂ una normativa tra le piĂą restrittive in Europa in materia di sciopero,” ha dichiarato Barbera, definendo “inaccettabile” qualsiasi tentativo di restringere ulteriormente un “diritto costituzionale, fondamentale per l’equilibrio democratico e per il conflitto sociale”.
Il PRC ha interpretato l’emendamento non come un tecnicismo, ma come un “chiaro tentativo di indebolire i lavoratori, controllare la protesta e soffocare ogni forma di dissenso organizzato”. Nonostante il ritiro, Barbera ha criticato il “blitz” e la successiva volontĂ di presentare un DDL, concludendo: “Difendere lo sciopero significa difendere la democrazia”.