Un netto avviso di sfratto ai vecchi schemi burocratici di Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha scelto la platea solenne per la chiusura dell’anno di studi della Scuola di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza per lanciare un durissimo e accorato appello ai vertici dell’Unione Europea.
Di fronte a uno scenario geopolitico ed economico drammatico, segnato dai venti di guerra nel Golfo Persico, dalle tensioni commerciali e dai continui shock energetici, il titolare del Tesoro italiano è stato perentorio: «Non è tempo di esitare, occorre un cambio di rotta radicale. Le vecchie regole non sono più attuali e vanno ridiscusse».
La visione: «La Politica guidi i mercati, non il contrario»
Il fulcro della riflessione di Giorgetti si basa su un totale ribaltamento dei rapporti di forza che hanno regolato l’Unione Europea negli ultimi decenni. Il ministro ha denunciato il rischio che l’instabilità globale si trasformi in una zavorra cronica capace di “soffocare la competitività delle nostre imprese e mettere in pericolo il benessere delle comunità”.
La ricetta del capo dell’economia italiana prevede un ritorno alla sovranità delle decisioni democratiche:
Giancarlo Giorgetti: «Occorre prima di tutto che la Politica torni a svolgere il ruolo centrale che le spetta. Non possono più essere i mercati, i dogmi economici o i rigidi vincoli di bilancio a orientare e costringere le scelte della Politica, ma deve avvenire l’esatto contrario. Le istituzioni non possono più abdicare al loro ruolo fondamentale di salvaguardia dei diritti collettivi e dell’equità sociale dietro lo scudo di freddi parametri numerici».
Giorgetti ha esortato l’Europa ad abbandonare i “vecchi schemi ideologici” e ad affrontare la transizione con il “coraggio del gesto giusto”, che significa capacità di adattamento e massima flessibilità di fronte alle emergenze della storia.
Il trofeo della flessibilità: «Premio alla serietà di questo governo»
Il ministro ha rivendicato con orgoglio un importante successo politico incassato nelle scorse ore: la concessione da parte di Bruxelles di nuovi margini di flessibilità sui conti, esplicitamente richiesti dall’Italia per attutire l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese.
Un risultato che Giorgetti ha voluto intestare direttamente alla linea macroeconomica dell’esecutivo:
Da «gestori di emergenze» a «governatori del cambiamento»
Citando la celebre massima di Otto von Bismarck secondo cui “la politica è l’arte del possibile”, il titolare del Mef ha spiegato come quel “possibile” sia stato troppo spesso interpretato in Europa come un limite invalicabile sottoposto a veti e vincoli. Oggi, invece, deve trasformarsi nella “capacità di immaginare soluzioni che fino a ieri sembravano non percorribili”.
Giancarlo Giorgetti: «Non siamo affatto destinati al fallimento, ma il risultato finale dipenderà interamente dalla nostra capacità di compiere un salto di qualità storico: l’Europa deve smettere di essere un condominio che si limita a gestire faticosamente le emergenze giorno per giorno e trasformarsi in un’entità politica in grado di governare il cambiamento, trasformando le crisi in opportunità».