In un clima di unità nazionale che ha saputo superare, almeno per un giorno, le aspre contrapposizioni su Giustizia e Sicurezza, l’Italia ha reso omaggio ai martiri delle foibe e agli esuli giuliano-dalmati. Una giornata scandita da simboli forti: dall’Inno di Mameli a Montecitorio al tricolore proiettato sul Colosseo e sulla Farnesina.
«Le vere foibe sono l’oblio». Questa frase, pronunciata da Toni Concina dell’Associazione Dalmati e accolta da un lungo applauso nell’Aula della Camera, sintetizza il senso delle celebrazioni solenni per il Giorno del Ricordo. Alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e della Premier Giorgia Meloni, le istituzioni hanno reso onore ai 350.000 italiani che scelsero l’esilio per «rimanere italiani due volte».

La Presidente del Consiglio ha ribadito con forza l’impegno del Governo a difendere questa memoria storica, rimasta per decenni vittima di una «imperdonabile congiura del silenzio e dell’indifferenza». «Non permetteremo mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata», ha scritto la Premier in un post sui suoi profili social, sottolineando come la tragedia delle terre di confine appartenga oggi alla coscienza dell’intera Nazione.
Meloni ha inoltre ricordato l’iniziativa del “Treno del Ricordo”, che partirà da Trieste per attraversare lo Stivale, portando con sé le testimonianze di un dramma collettivo.
Se per la Premier le parole sono state centrali, per il Presidente Mattarella hanno parlato i gesti. Dopo la cerimonia alla Camera, il Capo dello Stato ha compiuto una visita a sorpresa alla mostra sugli esuli fiumani e istriani al Vittoriano. Un atto che prosegue il cammino di riconciliazione iniziato nel 2020 con la storica stretta di mano a Basovizza con il presidente sloveno Pahor.
Particolarmente toccante a Montecitorio è stata la testimonianza di Abdon Pamich, oro olimpico a Tokyo 1964 e profugo fiumano, che ha descritto quella degli esuli come una «ferita ancora aperta». La sua storia, diventata un film Rai (Il Marciatore), incarna la resilienza di un popolo che ha saputo ricostruirsi senza rinnegare le proprie radici.

Nonostante le distanze su altri dossier, la giornata ha visto un’ampia convergenza tra maggioranza e opposizione: Ignazio La Russa: il Presidente del Senato ha ricordato come la legge del 2004 sia stata uno spartiacque contro l’occultamento voluto da una certa parte politica. La segretaria del Pd Elly Schlein ha invocato la creazione di «anticorpi» perché simili orrori, generati dall’odio etnico, non si ripetano. Giuseppe Conte (M5S) ha invitato a evitare le strumentalizzazioni per guardare in faccia l’orrore prodotto da tutti i totalitarismi. Matteo Salvini (Lega): da Basovizza ha chiuso gli interventi con un perentorio: «Perdonare sì, dimenticare no».
La giornata si è conclusa con il Colosseo illuminato dal tricolore, un segnale visibile di una memoria che, dopo ventidue anni dall’istituzione della legge, sembra essere diventata finalmente patrimonio condiviso della nazione.