Papa Francesco ha aperto la Porta Santa della Basilica di San Pietro dando ufficialmente il via al Giubileo del 2025 per 1,4 miliardi di cattolici nel mondo. Nello spalancare la porta il coro ha intonato la formula: “Haec porta Domini”, ovvero “Questa e’ la porta del Signore”, e “Iusti intrabunt in eam”, ovvero “In questa entrano i giusti”. “Attraversiamo la soglia di questa Porta Santa” perche’ “ogni uomo e ogni donna conosca la speranza che non delude”, ha detto il Papa. Inoltre e’ stato declamato il versetto del vangelo di Giovanni che richiama l’antica origine del rito giubilare: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sara’ salvato”. Nel Giubileo dedicato alla Speranza, Papa Francesco – primo ad attraversare la Porta Santa – si e’ fatto “pellegrino di speranza”.

Nella Basilica sono intervenute le autorita’ ecclesiastiche e laiche, italiane e internazionali, la delegazione dello Stato italiano e’ guidata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. nei prossimi giorni anche le Porte Sante delle altre tre Basiliche papali di Roma, ma prima il Pontefice ha aperto’ simbolicamente una porta nel carcere di Rebibbia a Roma, per condurre verso la speranza i protetti e tutti coloro che vivono ai margini della societa’. Il 29 dicembre tocca alla Porta Santa della cattedrale di San Giovanni, il primo gennaio a Santa Maria Maggiore e il 5 gennaio sara’ la volta della Basilica di San Paolo fuori le mura. In tutto , nell’Anno Santo della Speranza, oltre all’apertura delle Porte Sante, sono in programma 35 grandi eventi.

“Questa notte si è rinnovato il mistero che non cessa di stupirci e di commuoverci: la Vergine Maria ha dato alla luce Gesù, il figlio di Dio, lo ha avvolto in fasce e lo ha deposto in una mangiatoia. Così lo hanno trovato i pastori di Betlemme, pieni di gioia, mentre gli angeli cantavano: ‘Gloria a Dio e pace agli uomini’. Questo avvenimento, accaduto più di duemila anni fa, si rinnova per opera dello Spirito Santo, lo stesso Spirito di Amore e di Vita che fecondò il grembo di Maria e dalla sua carne umana formò Gesù E così oggi, nel travaglio di questo nostro tempo, si incarna nuovamente e realmente la parola eterna di salvezza, che dice a ogni uomo e a ogni donna, che. dice al mondo intero: ‘Io ti amo, ti perdono, ritorna a me, la porta del mio cuore è aperta per te!'”. Così Papa Francesco, nel suo tradizionale messaggio natalizio ai fedeli in piazza San Pietro dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana. “Sorelle, fratelli, la porta del cuore di Dio è sempre aperta, ritorniamo a Lui! Ritorniamo al cuore che ci ama e ci perdona! Lasciamoci perdonare da Lui, lasciamoci riconciliare con Lui! Dio perdona sempre, Dio perdona
tutto , lasciamoci perdonare da lui Questo significa la Porta Santa del Giubileo, che ieri sera ho aperto qui a San Pietro: rappresenta Gesù, Porta di salvezza aperta per tutti Gesù è la Porta che il Padre misericordioso ha aperto in mezzo al mondo, in mezzo alla storia, perché tutti possiamo ritornare a Lui. Tutti siamo come pecore smarrite e abbiamo bisogno di un Pastore e di una Porta per ritornare alla casa del Padre Gesù è il Pastore, Gesù è la Porta sorelle, non abbiate paura! La Porta è aperta, è spalancata! Non è necessario bussare, è aperta! Lasciamoci riconciliare con Dio, e allora saremo riconciliati con noi stessi e potremo riconciliarci tra di noi, anche con i nostri nemici La misericordia di Dio può tutto, scioglie ogni nodo, abbatte ogni muro di divisione, dissolve l’odio e lo spirito di vendetta. Venite! Gesù è la Porta della pace”. “Spesso noi ci fermiamo solo sulla soglia – ha continuato il Pontefice – non abbiamo il coraggio di oltrepassarla, perché ci mette in discussione. Entrare per la Porta richiede il sacrificio di fare un passo, piccolo sacrificio, un passo per una cosa così grande, chiede di lasciarsi alle spalle contese e divisioni, per abbandonarsi alle braccia aperte del Bambino che è il principe della pace. In questo Natale, inizio dell’Anno giubilare, invito ogni persona, ogni popolo e nazione ad avere il coraggio di varcare la Porta, a farsi pellegrini di speranza, a far tacere le armi ea superare le divisioni! Tacciano le armi nella martoriata Ucraina! Si abbia l’audacia di aprire la porta al negoziato ea gesti di dialogo e d’incontro, per arrivare a una pace giusta e durata. Tacciano le armi in Medio Oriente! Con gli occhi fissi sulla culla di Betlemme, rivolgo il pensiero alle comunità cristiane in Palestina e in Israele, in particolare a Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima. Cessi il fuoco, si liberino gli ostaggi e si aiuti la popolazione stremata dalla fame e dalla guerra. Sono vicino anche alla comunità cristiana in Libano, soprattutto al sud, ea quella in Siria, in questo momento così delicato. Si apreno le porte del dialogo e della pace in tutta la regione, lacerata dal conflitto. E voglio ricordare qui anche il popolo libico, incoraggiando a cercare soluzioni che consentano la riconciliazione nazionale”.
“Possa la nascita del Salvatore portare un tempo di speranza alle famiglie di migliaia di bambini che stanno morendo per un’epidemia di morbillo nella Repubblica Democratica del Congo, come pure alle popolazioni dell’Est di quel Paese ea quelle del Burkina Faso, del Mali, del Niger e del Mozambico. La crisi umanitaria che le colpisce è causata principalmente dai conflitti armati e dalla piaga del terrorismo ed è aggravata dagli effetti devastanti del cambiamento climatico, che provocano la perdita di vite umane e lo sfollamento di milioni di persone. Penso pure alle popolazioni dei Paesi del Corno d’Africa per le quali imploro i doni della pace, della concordia e della fratellanza. Il figlio dell’Altissimo – ha detto
Papa Francesco – sostenga gli impegni della comunità internazionale nel favorire l’accesso agli aiuti umanitari per la popolazione civile del Sudan e nell’avviare nuovi negoziati in vista di un cessate il fuoco”. “L’annuncio del Natale rechi conforto agli abitanti del Myanmar, che, a causa dei continui scontri armati, patiscono gravi sofferenze e sono costretti a fuggire dalle proprie case. Il Bambino Gesù ispira le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà nel continente americano, affinché si trovino al più presto soluzioni efficaci nella verità e nella giustizia, per promuovere l’armonia sociale, in particolare penso ad Haiti, in Venezuela, Colombia e Nicaragua, e ci si adoperi, specialmente in quest’Anno giubilare, per edificare il bene comune e riscoprire la dignità di ogni persona, superando le divisioni politiche. Il Giubileo – continua – sia l’occasione per abbattere tutti i muri di separazione: quelli ideologici, che tante volte segnano la vita politica, e anche quelli fisici, come la divisione che interessa da ormai cinquant’anni l’isola di Cipro e che ne ha lacerato il tessuto umano e sociale. Auspico che si possa giungere a una soluzione condivisa, una soluzione che ponga fine alla divisione nel pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutte le comunità cipriote”. “Gesù, il Verbo eterno di Dio fatto uomo, è la Porta spalancata che siamo invitati ad attraversare per riscoprire il senso della nostra esistenza e la sacralità di ogni vita, ogni vita è sacra, e per recuperare i valori fondanti della famiglia umana. Egli ci attende sulla soglia. Attende ciascuno di noi, specialmente i più fragili: attende i bambini, tutti i bambini che soffrono per la guerra e la fame; frequentano gli anziani, i nostri antenati, costretti spesso a vivere in condizioni di solitudine e abbandono; attende quanti hanno perso la propria casa o fuggono dalla propria terra, nel tentativo di trovare un rifugio sicuro; attendere quanti hanno perso o non trovare un lavoro; attendi i carcerati che, nonostante tutto, rimangono sempre figli di Dio; attendenti quanti sono perseguitati per la propria fede, e sono tanti. In questo giorno di festa, non manchi la nostra gratitudine verso chi si prodiga per il bene in modo silenzioso e fedele: penso ai genitori, agli educatori e agli insegnanti, che hanno la grande responsabilità di formare le generazioni future; penso agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine, a quanti sono impegnati in opere di carità, specialmente ai missionari sparsi nel mondo, che portano luce e conforto a tante persone in difficoltà. A tutti loro vogliamo dire grazie! Fratelli e sorelle, il Giubileo sia l’occasione per rimettere i debiti, specialmente quelli che gravano sui paesi più poveri. Ciascuno è chiamato a perdonare le offese ricevute, perché il Figlio di Dio, che è nato nel freddo e nel buio della notte, rimette ogni nostro debito. Egli è venuto per guarirci e perdonarci. Pellegrini di speranza, andiamogli incontro! Apriamogli le porte del nostro cuore, come Lui ci ha spalancato la porta del suo Cuore. A tutti auguro un sereno santo Natale”, ha concluso, prima di impartire la benedizione Urbi Et Orbi.
L’altro grande appuntamento dell’inizio di questo Anno Santo: l’apertura della porta santa al carcere di Rebibbia. Per il Papa, anche questa è “una basilica”, “una cattedrale di dolore e di speranza”, come ha detto all’Angelus. E ai detenuti del carcere romano il Pontefice ha chiesto proprio di “non perdere mai la speranza” perché “la speranza non delude”, come sottolineato nel titolo della Bolla con la quale ha indetto il Giubileo.