Il Guardasigilli alla Camera: «Il 2025 anno di svolta, la riforma non è contro nessuno». Le opposizioni fanno muro sul referendum: «Vogliono delegittimare le toghe». Approvata la risoluzione di maggioranza.
Un’aula elettrica, segnata da brusii e proteste, ha fatto da cornice alle comunicazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sull’amministrazione della giustizia. In quello che il Guardasigilli ha definito il «momento cruciale della legislatura», il governo incassa il via libera alla risoluzione di maggioranza con 168 sì e 114 no, ma lo scontro politico sul futuro dell’ordinamento giudiziario e sul prossimo referendum costituzionale si fa incandescente.
«Nessun vulnus alla Carta»
Il cuore dell’intervento di Nordio è la difesa della riforma costituzionale che punta alla separazione delle carriere. Il Ministro ha respinto con forza le accuse di voler sottomettere i pubblici ministeri all’esecutivo. «È una petulante litania quella secondo cui vi sarebbe un vulnus alla Costituzione», ha attaccato Nordio, scatenando le proteste dai banchi della minoranza.
Secondo il Ministro, la riforma non è un atto d’ostilità, ma il completamento della «rivoluzione processuale» iniziata quarant’anni fa da Giuliano Vassalli. «Questa iniziativa non è contro la magistratura, né contro l’opposizione: mira solo ad attuare il modello accusatorio», ha ribadito, definendo il 2025 l’anno della svolta definitiva tra riforme PNRR e revisione della Carta.
Carceri, il dato sui suicidi
Un passaggio delicato della relazione ha riguardato l’emergenza carceraria. Nordio ha definito il fenomeno dei suicidi un «fardello di dolore» e un «fallimento dello Stato», pur rivendicando un timido segnale di miglioramento. «Il trend si è invertito: quest’anno i suicidi sono diminuiti del 10%», ha spiegato il Ministro. «È sempre una cifra intollerabile, ma è una notizia meno cattiva di quanto temessimo».
Le opposizioni: «Campagna informativa trasparente»
Se la maggioranza compatta fa quadrato attorno al Ministro, il fronte Pd-M5S-AVS si presenta unito sulla battaglia referendaria. In una risoluzione comune, le opposizioni chiedono che la campagna per il referendum confermativo (ex art. 138) sia ispirata a criteri di «obiettività e trasparenza», evitando quella che definiscono una «mistificazione volta a delegittimare le toghe».
Il timore delle minoranze è che la riforma scalfisca il principio di autonomia della magistratura sancito dall’articolo 104 della Costituzione. «Bisogna astenersi da attacchi che mirano a colpire la separazione dei poteri», si legge nel documento delle opposizioni, che accusano il governo di voler indebolire l’indipendenza del potere giudiziario.