Non è stata la solita cerimonia di rito. L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, svoltasi nell’Aula Magna della Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è trasformata in un durissimo corpo a corpo istituzionale. Al centro del contendere la riforma della separazione delle carriere e il referendum confermativo fissato per il 22 e 23 marzo, una scadenza che sta portando ai minimi storici il rapporto tra potere politico e ordine giudiziario.
L’allarme delle toghe: “Indipendenza a rischio”
Ad aprire le ostilità è stato il Primo Presidente della Suprema Corte, Pasquale D’Ascola. Con toni fermi, D’Ascola ha richiamato la necessità di preservare l’autonomia della giurisdizione, definendola il “caposaldo del sistema costituzionale”. Il timore, espresso chiaramente davanti al Capo dello Stato, è che la riforma possa generare l’immagine di un magistrato “pavido o condizionabile”.
Ancora più netto il Procuratore Generale Pietro Gaeta, che ha denunciato un clima di scontro ormai “inaccettabile per un Paese liberale”, invocando il ritorno a un dialogo basato sulla razionalità anziché sulla “semplificazione dei problemi a tutti i costi”.
La risposta del Guardasigilli Carlo Nordio non si è fatta attendere ed è arrivata con una durezza verbale insolita per il contesto. “Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura”, ha scandito il Ministro, definendo le critiche delle toghe come “malevole distorsioni”.

Nordio ha poi blindato l’appuntamento referendario: se il popolo respingerà la riforma, il governo ne prenderà atto, ma in caso di vittoria dei “Sì”, il giorno dopo inizierà il lavoro sulle norme attuative. Per il Ministro, la distinzione tra giudici e accusatori è un atto di fedeltà allo spirito del processo penale, non un attacco all’ordine giudiziario.
Nel mezzo della bufera, il vicepresidente del CSM Fabio Pinelli ha cercato di richiamare le parti alla responsabilità, avvertendo che la “delegittimazione reciproca” finisce solo per rompere il patto di fiducia con i cittadini.

Tuttavia, il clima resta gelido. L’Associazione Nazionale Magistrati, per bocca di Cesare Parodi, ha rispedito al mittente l’accusa di “blasfemia”: “Noi difendiamo opinioni fondate che hanno la loro dignità”.
Nonostante il duello politico sulla riforma costituzionale abbia dominato la scena, i vertici della Cassazione hanno acceso i riflettori anche sulle “vere emergenze” del Paese:
- Lo scandalo delle carceri: Definito dal PG Gaeta un “appuntamento con la storia” che l’Italia non può più fallire.
- Morti sul lavoro: D’Ascola ha ricordato che ogni incidente evitabile resta un “fallimento delle istituzioni e della società civile”.
La cerimonia si chiude con un’apertura formale dell’anno giudiziario, ma nei fatti la battaglia si sposta ora nelle piazze e nelle urne. Il 22 marzo l’ultima parola spetterà agli elettori.